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Posts Tagged ‘divieti’

di Amy Chua ne ho sentite a frotte negli ultimi mesi.

prima un articolo sul Wall Street Journal dal titolo: Perché le madri cinesi sono superiori. cliccatissimo, commentatissimo. l’ha resa una celebrità, odiata e criticata da tutta qull’america benpensante e liberal che ritiene inumani i suoi metodi educativi.

e ha reso il suo libro: Battle Hymn of the Tiger Mother” edito da Penguin a gennaio un best seller. e le ha fatto guadagnare copertine su copertine, articoli, citazioni, ospitate televisive ai dibattiti e altro ancora. è apparsa spesso persino nei quotidiani e settimanali italiani.

il suo libro viene pubblicato oggi in italia (Il ruggito della mamma tigre, Sperling & Kupfer, 18 euro). e Federico Rampini la intervista su la Repubblica. rivelando una sconcertante novità, o forse confortante.

infatti la traduzione cinese del libro ha visto accadere una curiosa legge del contrappasso a livello di marketing.

quello che in america era considerato un libro in cui un’eminente docente di yale di origine cinese racconta come gli americani dovrebbero educare i figli all’orientale, (ovvero con disciplina ferrea, costante motivazione a dare e esigere solo il meglio ecc ecc) nella patria di quell’educazione, la Cina, il marketing era di senso opposto:

una professoressa di yale vi insegna il metodo occidentale per educare i figli.

frastornati? ma, come spiega Amy Chua,

il rispetto dei figli per i genitori,  i rapporti di autorità, le regole severe, il divieto di andare alle feste degli amici: tutto questo in Cina lo si dà per scontato, è quasi banale. i lettori cinesi sono stati colpiti invece dal finale: la ribellione di mia figlia minore, e come io mi sono dovuta adattare.

mamme tigri crescono. o forse si evolvono. ma in america o in cina? e, soprattutto, in che direzioni?

William Blake, The Tiger

 

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lo giuro, non lo faccio per avere un’impennata nei lettori e penso che l’immagine del Bernini vi rassicuri.

Gian Lorenzo Bernini, L'estasi di Santa Teresa, Roma, Santa Maria della Vittoria

 

ma l’articolo pubblicato dall’Internazionale merita.

Kama sutra senza peccato

di Hanif Kureishi

è in realtà un bella riflessione su regole, piacere, autorità e divertimento.

che cita Lady Chatterley, la cui lettura proibita dava più brividi per la priibizione in sè che per la scabrosità di certe scene (che ora, en passant, non ci fanno muovere un sopracciglio).

certo kureishi ci parla anche del Kama sutra

In realtà il Kama sutra di Vatsyayana è una raccolta di consigli sul comportamento sociale e romantico, compilata milleseicento anni fa e destinata ai giovani ricchi e mondani dell’epoca. Offre informazioni sull’igiene e sulle posizioni sessuali, spiega come non creare scompiglio negli harem, come trattare con le cortigiane, come comportarsi con le “mogli degli altri”. Sostiene che un gentiluomo dovrebbe tenersi alla larga dai lebbrosi, dalle donne maleodoranti e da chiunque abbia delle pustole bianche. È malizioso, divertente e sorprendente.

e ci parla, lo scrittore inglese, di Divieti e piacere,

era proprio il rapporto con il divieto che divertiva e intrigava Stendhal. Il divieto rende possibile il divertimento serio, proprio come le regole rendono possibile lo sport. Se spariscono l’autorità e i tabù, non aumenta il divertimento, aumenta il nulla, soprattutto perché tendiamo a trattarci più severamente di quanto facciano le autorità.

e da qui in poi si cita (si parla?) di Clinton e del rapporto Kinsey, di emma Bovary e di Baudelaire e anche de Il piacere dell’autoprivazione

Il ritorno del fondamentalismo religioso nelle sue tante forme si accompagna alla necessaria presenza del peccato, all’orrore del piacere e alla volontà di regolarlo severamente. Il fondamentalismo, e l’obbedienza che impone, è un tentativo di abolire i conflitti legati al piacere. Ma in un contesto simile, il piacere dell’autoprivazione – l’obbedienza religiosa, la dieta e altre forme di astinenza – può sostituire il godimento autentico. Il piacere sa essere opportunista: è un parassita che si attacca a qualunque cosa.

e da qui in poi Kureishi divide fra sesso, di cui abbiamo visto tutto, e più volte, e sessualità

solo i poeti e, a volte, i romanzieri riescono a mettere su carta la sensualità. Esprimere l’estasi, comunque, è difficilissimo. Bisogna ascoltare la musica soul, Billie Holiday, Marvin Gaye, Aretha Franklin o alcuni cantanti rnb per capire e sentire quanto il desiderio, il bisogno, la perdita e l’appagamento possono essere impeccabilmente intrecciati ed esercitare un effetto evidente sull’ascoltatore, facendogli venire voglia di piangere o di ballare.

cosa scegliamo, l’ardore pericoloso del piacere come confronti diretto o il bagliore del piacere kantianamente preso come via per l’illuminazione?

forse neanche Kureishi ha la risposta, ma un consiglio sicuramente

Ma scegliendo il bagliore invece del confronto, si perde la sostanza. Anche chi legge il Kama sutra è lontano dalla sostanza, e rischia di restarci. Quale che sia l’orizzonte verso cui volete guidare il vostro piacere, con una mappa sbagliata non arriverete mai a destinazione.

Khajuraho temple, India

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