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Posts Tagged ‘bambini’

nell’attesa di veder crescere grandi poeti.

e non è la parafrasi un po’ contorta di “grandi poteri, grandi responsabilità”. ma anzi, è la serissima pr opinione di Carol Ann Duffy,  poetessa britannica, che ha dichiarato che “le poesie sono una forma di texting (verbo inglese che significa scrivere messaggi su cellulare). e ne parlal guardian facendo esplicitamente riferimento ai ragazzi: il divertimento e la creatività dei messaggi pone le basi per creare futuri poeti. ragazzini che usano sms e facebook come io usavo i cubetti.

“The poem is a form of texting … it’s the original text,” says Carol Ann Duffy. “It’s a perfecting of a feeling in language – it’s a way of saying more with less, just as texting is. We’ve got to realise that the Facebook generation is the future – and, oddly enough, poetry is the perfect form for them. It’s a kind of time capsule – it allows feelings and ideas to travel big distances in a very condensed form.”

(“La poesia è una forma di sms … è il testo originale”, dice Carol Ann Duffy. “E ‘un perfezionamento di un sentimento nel linguaggio – è un modo di dire di più con meno, proprio come l’sms è. Abbiamo avuto modo di renderci conto che la generazione di Facebook è il futuro. E, abbastanza stranamente, la poesia è la forma perfetta per loro. è una sorta di capsula del tempo – permette sentimenti e idee per viaggiare grandi distanze in una forma molto condensata “)

si può scrivere una grande poesia in 140 caratteri o meno? se lo chiede il guardian, o almeno lo chiede ai lettori che, variamente rispondono, sia “twittando” che commentando.

e io che ho fatto? in realtà sono stata attratta da un’altra pagina, che comunque con la lettura, la creatività e i ragazzini ha a che fare. e scoprendo che sono pericolosamente ignorante in questa materia.

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concordo in pieno.

Anita Silvey ha intervistato più di 100 personalità dell’arte, della politica, dello spettacolo e della cultura americani chiedendo:

What children’s book changed the way you see the world?

la risposta di ognuno? beh, io penso di sapere la mia. e la vostra?

in aggiunta metto il lungo video che la Library of Congress degli Stati Uniti ha dedicato a questo libro:

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oggi cosa propone la fiera?

lascio perdere il miniventaglio di offerte, che comunque trovate sul sito, e vi segnalo un’occasione unica.

Forse l’autore migliore che io abbia letto nell’ultimo anno. considerato fra i più grandi scrittori inglesi… peccato che scriva libri per ragazzi, dicono alcuni. ma

ma io sono una fervida seguace dei libri per ragazzi. e quelli di David Almond sono, per temi e profondità, spesso più incisivi di moltri altri libri, per aldulti e di letteratura “seria” (nota a margine: ma siamo poi sicuri che la letteratura per ragazzi non sia seria?). è stto insignito anche dell’Andersen Award

Almond presenta il suo ultimo libro. La storia di Mina. Mina è un personaggio che conoscevo già e il suo diario mi ha permesso di scoprire le meraviglie di quella ragazzina. quanto sono Mina, o quanto lo sono stata? la fantasia, gli animali, la scrittura… perché non ho inventato anch’io le ATTIVITA’ STRAORDINARIE che mi sono piaciute così tanto? o, se le ho inventate anch’io,  magari sotto un altro nome, dove le ho abbandonate?

certo non ho la presunzione di dire che erò così originale, così profonda, così curiosa e così capace di appropiarsi, a modo suo, delle cose. di rendere il mondo magico.

ma la cosa più bella di almond è che tutti i bambini, per lui, hanno questa possibilità. leggete La storia di Mina, leggetela.

e se volete una preview, sul sito personale di David Almond è disponibile il pdf in inlgese del primo capitolo Moonlight, Wonder, Flies & Nonsense. e devo dire che il carattere scelto dall’editore inglese è delizioso, sembra proprio il diario scritto da una bimba in stampatello. invece Salani ha optato per il suo carattere standard e, nel confronto, l’edizione italiana perde in qualità e freschezza. ma è comunque stupendo.

e se, arrivati all’ultima parola del libro, siete curiosi di sapere come va avanti, andate a prendere SKELLIG:

Lo trovai nel garage un sabato pomeriggio […]. Era disteso al buio dietro le casse, nella polvere e nella sporcizia. Era come se fosse lì da sempre. Era lurido, pallido e secco e credevo che fosse morto. Mi sbagliavo di grosso.

chi è o cosa è Skellig? perché è nascosto nel garage della casa in cui Michael e i suoi genitori si sono appena trasferiti. e oi c’è la bambina appena nata, la sua sorellina, che ha problemi, altri problemi con la scuola e i compagni e la piccola vicina… si chiama Mina…

Skellig è il libro più famoso di David Almond, ne è stato tratto anche un film con Tim Roth. è una storia toccante e magica. non fatevi spaventare da questa parola. come ci insegna Mina, la magia è in tutto.

ultimo libro di Almond finora tradotto in italiano  è Argilla. racconto inquietante e affascinante su bene e male, religione e scelta. mentre lo leggevo mi stupivo di come una storia per ragazzi, o etichettata come tale, riuscisse a dire così tanto sulla morale, sulla fede, sul peccato e sull’ineguatezza, sulla diversità e su come questa possa essere diversamente orientata a seconda dell’uso che noi ne facciamo.

E vedo l’uomo muoversi. Le membra si contraggono, la testa si volta e guarda Stephen Rose negli occhi.

inquietante, Argilla  (Clay è il titolo inglese) con i suoi rimando al Golem e il suo racconto che echeggia dei toni dell’Isola del tesoro per come il narratore si pone nei nostri confronti. e, come in quel meravigoso romanzo di Stevenson, l’aspetto più inquietante è quello che il male, oltre a somigliarci e a non apparirci tale da subito, a blandirci e sedurci, il male alla fine riesce a sfuggire. e si aggira ancora intorno a noi.

noto che ho scritto un papiro, ma quest’autore ne vale la pena, e ho solo toccato la punta dell’iceberg. correte a leggere i suoi libri, come ha fatto il buon nick hornby. correte e correte. e sperate che ne arrivino altri

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di Amy Chua ne ho sentite a frotte negli ultimi mesi.

prima un articolo sul Wall Street Journal dal titolo: Perché le madri cinesi sono superiori. cliccatissimo, commentatissimo. l’ha resa una celebrità, odiata e criticata da tutta qull’america benpensante e liberal che ritiene inumani i suoi metodi educativi.

e ha reso il suo libro: Battle Hymn of the Tiger Mother” edito da Penguin a gennaio un best seller. e le ha fatto guadagnare copertine su copertine, articoli, citazioni, ospitate televisive ai dibattiti e altro ancora. è apparsa spesso persino nei quotidiani e settimanali italiani.

il suo libro viene pubblicato oggi in italia (Il ruggito della mamma tigre, Sperling & Kupfer, 18 euro). e Federico Rampini la intervista su la Repubblica. rivelando una sconcertante novità, o forse confortante.

infatti la traduzione cinese del libro ha visto accadere una curiosa legge del contrappasso a livello di marketing.

quello che in america era considerato un libro in cui un’eminente docente di yale di origine cinese racconta come gli americani dovrebbero educare i figli all’orientale, (ovvero con disciplina ferrea, costante motivazione a dare e esigere solo il meglio ecc ecc) nella patria di quell’educazione, la Cina, il marketing era di senso opposto:

una professoressa di yale vi insegna il metodo occidentale per educare i figli.

frastornati? ma, come spiega Amy Chua,

il rispetto dei figli per i genitori,  i rapporti di autorità, le regole severe, il divieto di andare alle feste degli amici: tutto questo in Cina lo si dà per scontato, è quasi banale. i lettori cinesi sono stati colpiti invece dal finale: la ribellione di mia figlia minore, e come io mi sono dovuta adattare.

mamme tigri crescono. o forse si evolvono. ma in america o in cina? e, soprattutto, in che direzioni?

William Blake, The Tiger

 

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i temi sociali entrano nelle pagine culturali? la riposta è sì, a volte, se escono libri giusti al momento giusto.

e su repubblica esce una recensione-intervista a Luca Cefisi, autore del saggio Bambini ladri. Tutta la verità sui piccoli rom, tra degrado e indifferenza (newton compton), un saggio sui piccoli che vivono nei campi rom, “una vergogna, un limbo” secondo Cefisi, consulente istituzionale per l’immigrazione e da sempre studioso del popolo rom.

un saggio che è anche un’inchiesta sul campo, tra luoghi comuni da smentire e verità da vedere, con occhi nuovi però, senza ideologismi veri o presunti.

perché, come ricorda Cefisi, “Nella memoria storica italiana, i bambini ladri ci sono eccome: basta leggere quello che scriveva Pasolini sulle borgate romane degli anni ’50. Eppure, nessuno in quegli anni predicava che i borgatari romani fossero criminali per natura, se mai ci si poneva il problema di toglierli dalle baracche per risolvere una situazione di disagio collettivo”.

 

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ieri la repubblica riportava la notizia, poco più di una noticina, a onor del vero, che in una scuola di brooklyn il preside Shimon Waronker ha avviato una sperimentazione ardita.

nella The New American Academy ci saranno

classi di 60 alunni in cui insegneranno contemporaneamente un team di 3 o 4 docenti

lezioni in tre lingue: inglese, francese e spagnolo

gli inseganti restano con i ragazzi dall’asilo al quinto grado

si coltiva la creatività, l’apporto personale, le tendenze artistiche, il pensare fuori dal coro

sviluppare le tendenze di leadership, problem solving e consapevolezza delle loro capacità.

nella scuola italiana disastrata, dove le tre I e il portfolio sono stati buttati a mare, magari anche a ragione, dove non ci sono soldi, si demotivano gli insegnati, si castrano le capacità creative dei ragazzi, dei bambini, come possiamo prendere questo esempio?

come si prendono tutti gli esempi: dicendo che in italia certi modelli non sono importabili.

eppure esperimenti come questi potrebbero risolvere problemi, riadattati, certo, ripensati fuori dagli schemi.

oggi il provveditore di milano dice che non ci sono più fondi, che i presidi dovrebbero limitare le iscrizioni.

ma lo studio non era un diritto?

chissà cosa ne pensa il professore della banlieu francese, autore del libro La classe… o il professor Pennac.

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