Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘scrittura’

Una parata di 200 copertine, una di fianco all’altra, per annunciare un “very big deal” come è scritto nell’articolo che presenta il numero 200 della Paris Review

The Paris Review, 200 uscite piene di fiction racconti,  poesie, lettere e un archivio di interviste, iniziate negli anni ‘5o, da far venire i brividi. – le mie preferite? Italo Calvino e Alice Munro, ma me ne mancano ancora MOLTE da leggere….

in attesa del prossimo grande numero.

Annunci

Read Full Post »

Interessanti queste brevi interviste a scrittrici arabe di cui parla il blog Arabic Literature (in English).

Diane D’Almeida, bibliotecaria alla Boston University, ha viaggiato grazie a una borsa di studio Fullbright  in Giordania e Siria. Ha contattato alcune scrittrici e ha realizzato video interviste che si possono vedere  all’interno del progetto Contemporary Arab Women Writers.

Diane ha posto a tutte le scrittrici le stesse domande: Perché si scrive? Per chi (se ci si immagina un pubblico)? Come immagina “ispirazione”? Aiuta gli autori giovani ed emergenti?

il progetto è ancora in fieri. ma può essere interessante da vedere, anche per conoscere nuovi autori.

Read Full Post »

L’età è degna di rispetto: 200 anni. E c’è chi ancora rimpiange che alla sua morte, nel 1870, abbia lasciato incompiuto il suo ultimo romanzo Il Mistero di Edwin Rood. Charles Dickens aveva 58 anni e il destino di Edwin Rood resterà un mistero. Ma secondo me il buon Charlie ride sotto i favoriti all’ideadi avere creato un cliffanger di tale portata, lui, che era uno dei maestri dei finali di capitolo a sorpresa;  “volete sapere come continua no le avventure di Pip o Dorrit o Oliver, Lady Dedlock o Chuzzlewit? allora comprate il prossimo numero della rivista che mi pubblica! (e fatemi guadagnare, a latere)”.

Grandi festeggiamenti comunque in Gran Bretagna, dove hanno iniziato con mesi in anticipo.

Il beneamato Guardian ha creato una sezione apposita, chiamata Charles Dickes. Fateci un giro, e guardate quanti articoli Dickens-related ci si sono.

le chicche di oggi? eccone alcune

The Charles Dickens 200th birthday quiz answers

Charles Dickens’ London spots – in pictures

A brief tour of the writer’s haunts and the places he depicted in his novels

A letter to Charles Dickens on his 200th birthday

Claire Tomalin, who wrote a biography of the novelist, wonders what he would make of the 21st century

Read Full Post »

Queste più o meno le parole che il gigante Barnes & Noble avrebbe potuto dire ad Amazon, se si antropomorfizzassero. modello Godzilla Vs robottone/toporadiottivo/varie-ed-eventuali di meravigliose serie di film giapponesi. o anche Corvo rosso non avrai il mio scalpo.

ok, basta nubifragi cinematografici e veniamo al sodo. Dopo le esternazioni di Franzen (en passant, oggi se ne parla su repubblica), arrivano nuove dal mondo americano dell’editoria. e si parla proprio di e-book. Barnes & Noble si rifuta di vendere i libri che Amazon pubblica con il suo “braccio armato editoriale” Amazon Publishing.

B&N ha totalmente bandito dai suoi scaffali anche i libri di altri editori che hanno stratto un accordo con Amazon per pubblicare e distribuire i libri che escono con loro.

è in atto una guerra? non saprei. certo l’aggressività di Amazon, un suo marchio di fabbrica, si riversa anche nel settore publishing.

e coem fanno notare in molti, il bando crea più problemi a Amazon piuttosto che a B&N. come riporta il NY Times nel suo articolo

“I can’t see that most authors who want a print publication would welcome the idea of not being carried in Barnes & Noble and depend on Amazon for their sales,” said Elyse Cheney, a literary agent. “If you’re doing a print book, you kind of have to be in Barnes & Noble.”

“non vedo come molti autori che vogliono vedere il proprio libro stampato accolgano l’idea di dipendere da amazon e non da barnes & noble per le vendite” dice Elyse Cheney, agente letterario, “se pubblichi un libro vuoi vederlo negli scaffali di Barnes & Noble.”

Read Full Post »

adesso non si va a curiosare neanche più nelle librerie della gente. o sui comodini. (nei cassetti non si ficca mai il naso, per non parlare degli armadi) . è una sana e vecchia abitudine quella di entrare in una casa, o in un ufficio, e di guardarsi intorno alla ricerca di libri. si fanno interessanti scoperte. ed è impagabile le cose che puoi scoprire. libri che hai letto o vorresti leggere. i libri che non sei mai riuscito a finire, e in quel caso bisogna resistere alla curiosità di chiedergli se l’ha letto veramente, e fino alla fine. i classici della letteratura, del pensiero, e di chissà che altro che anche noi abbiamo a casa, da qualche parte. le collane da allegato-dei-quotidiani, che  fanno sempre l’effetto “vabbè, ce li ho tutti, è una bella collezione, che faccio? li metto in solaio o li metto in libreria. però poi sembro il direttore del quotidiano che ‘sti libri li vendeva che è chiamato a intervenire al tiggì delle otto…”.

adesso si chiede direttamente allo scrittore di poter vedere il suo desktop. quindi, anziché dirci quali sono i libri che uno scrittore ha nella sua libreria, e pregasi specificare quali ha acquistato di sua volontà, quali sono gentile omaggio di uffici stampa di case editrici. e lo fa il Guardian, ovviamente, nella serie writer’s desktops. il primo?

Tom McCarthy: My desktop

In the first of a new series where writers show us around their working

lives by revealing what’s on their computer desktops, Tom McCarthy explains how technology is woven into his creative life

ammazza… come la tecnologia è intrecciata alla sua vita creativa… e poi kafka, la columbia university, naoimi klein, georges battaille, sade, sonic youth…. profondo… così profondo…

ma nelle prime righe una folgorazione, anche ovvia, se vogliamo essere cattivi, e una meravigliosa frase sulla neve

I don’t have a desktop image. It’s best to write against nothing, rather than something. Just having white, pure white, is seductive. Anyone who’s ever pissed on snow will understand this.

la serie è iniziata settimana scorsa, la prossima puntata chissà.

e io ripenso ai miei dekstop: renoir invaso da collegamenti sul portatile ereditato da mio fratello; uno dei due gatti a scelta (entrambi in una foto sarebbe pura fantascienza o uno dei segni dell’apocalisse) sul netbook che uso per la scuola; e una orribile immagine fastidiosa blu e bianca con il logo del master nel portatile del master. ho files sparsi in ciascuno di questi desktop… alcuni li ho abbandonati lì
forse è meglio che ripigli in mano carta e penna e vada alla scrivania vera, mica quella virtuale. sempre però che trovi un angolo libero sotto il caos che io stessa ho creato lì sopra…

Read Full Post »

nell’attesa di veder crescere grandi poeti.

e non è la parafrasi un po’ contorta di “grandi poteri, grandi responsabilità”. ma anzi, è la serissima pr opinione di Carol Ann Duffy,  poetessa britannica, che ha dichiarato che “le poesie sono una forma di texting (verbo inglese che significa scrivere messaggi su cellulare). e ne parlal guardian facendo esplicitamente riferimento ai ragazzi: il divertimento e la creatività dei messaggi pone le basi per creare futuri poeti. ragazzini che usano sms e facebook come io usavo i cubetti.

“The poem is a form of texting … it’s the original text,” says Carol Ann Duffy. “It’s a perfecting of a feeling in language – it’s a way of saying more with less, just as texting is. We’ve got to realise that the Facebook generation is the future – and, oddly enough, poetry is the perfect form for them. It’s a kind of time capsule – it allows feelings and ideas to travel big distances in a very condensed form.”

(“La poesia è una forma di sms … è il testo originale”, dice Carol Ann Duffy. “E ‘un perfezionamento di un sentimento nel linguaggio – è un modo di dire di più con meno, proprio come l’sms è. Abbiamo avuto modo di renderci conto che la generazione di Facebook è il futuro. E, abbastanza stranamente, la poesia è la forma perfetta per loro. è una sorta di capsula del tempo – permette sentimenti e idee per viaggiare grandi distanze in una forma molto condensata “)

si può scrivere una grande poesia in 140 caratteri o meno? se lo chiede il guardian, o almeno lo chiede ai lettori che, variamente rispondono, sia “twittando” che commentando.

e io che ho fatto? in realtà sono stata attratta da un’altra pagina, che comunque con la lettura, la creatività e i ragazzini ha a che fare. e scoprendo che sono pericolosamente ignorante in questa materia.

Read Full Post »

e chi tocca le donne crea un danno, almeno di immagine. e non serve a nulla essere un premio Nobel o chiamarsi VS Naipaul.

giusto il 31 maggio il bizzoso Nobel aveva fatto la pace pubblicamente con Paul Theroux, e i giornali italiani hanno preso e ripreso la notizia (le faide, si sa, fanno gola; anche quelle dell’establishment intellettuale, spesso a colpi di libri e articoli). notizia che aveva la cornice e tutti gli elementi  per un racconto di fiction: un un festival suggestivo a Hay-on-Wye, in Galles; due grandi amici che non si parlavano più da 15 anni, un altro amico, e nientemeno che Ian McEwan che, visti i tentennamenti di Naipaul appoggia una mano sulla spalla e gli dice «fai come ti pare, ma la vita è troppo breve per portarsi addosso rancori senza fine».

pace è fatta, con Theroux, almeno. perché neanche 5 giorni dopo il Nobel se la prende con un’intera categoria, le donne, e le donne scrittrici in particolare, dicendo che no, nella storia della letteratura nessuna scrittrice potrebbe essere mai paragonata a lui, neanche l’inglesissima e adoratissima Jane Austen. troppo sentimentale la scrittura femminile, troppo sentimentale il LORO mondo. troppo vittime di una visione ristretta, non essendo padrone a casa propria.

a quanto pare anche i libri scritti da donne sono bilogicamente diversi, se come lui dichiara:

I read a piece of writing and within a paragraph or two I know whether it is by a woman or not. I think [it is] unequal to me.

questo ha fanno venire un’idea al Guardian, un test: sapete riconoscere il sesso di un autore leggendo un paio di paragrafi? provate, io no.

ma la cosa che più mi stupisce è questa, pagine intere sulle faide letterarie nella storia, e su questa poche cose… certo, in italia si sa che la letteratura è maschile, lo è da sempre. in Gb già le cose sono un po’ diverse a partire dalla lezione di  due libri di Virginia Woolf Una Stanza tutta per me e Le tre Ghinee.

anche se, sempre nelle unlime settimane, una femminista di ferro come Carmen Callil, fondatrice della più famosa casa editrice femminista del mondo la Virago Press (senza di lei un poco deragliata), si dimette dalla giuria del Man Booke Prize in dissenso per l’assegnazione del premio a Philip Roth.

ma si sa,

for most history, ANONIMUS was a woman

Read Full Post »

Older Posts »