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Posts Tagged ‘terremoto’

ieri mattina mia madre ha avuto un lapsus illuminante.

forse la ragione erano le 6:40 della mattina, (altro che le “due e un quarto che ora bestiale” della cara Molly), ma anziché dire “ti apro Mozilla” ha detto “apro Godzilla

 

nella mia mente ottenebrata dal sonno ho visto il lucertolone che distrugge Tokyo. e da lì i miei cortocircuiti mentali hanno iniziato a galoppare:

C’era una volta Godzilla.

Era il tempo in cui le angosce collettive si esprimevano in metafore. negli stati uniti il pericolo comunista era un’invasione degli ultracorpi. baccelli che rendono l’essere umano un guscio vuoto ed eliminano la persona. Altro che bozzolo confortevole!

La stessa america in cui una nuova caccia alle streghe è assimilata a quella vecchia in un crogiuolo in cui si mescolano rancori e pregiudizi.

era il tempo in cui un lucertolone colpito da radiazioni sorgeva dal mare e distruggeva una Tokyo di cartone. ancora e ancora. come un giorno una cosa talmente effimera come un lampo di luce ha piegato un’intera nazione, costringendo un dio a scendere dal suo trono di crisantemo. e questa è stata solo la più piccola delle conseguenze di quel gesto.

siamo ancora capaci di metafore? non lo so. ma stasera ho la certezza di cosa voglio vedere. Strangelove

ho deragliato troppo? forse. ma é questo il bello del blog.

 

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ovvero Tutti i filgi di dio danzano, una raccolta di racconti che il mio amato Murakami Haruki ha pubblicato nel 2000, in Italia edita da Einaudi.

ho in mente questo post da giorni, ma un certo tipo di pudore, parola strana per un’aspirante giornalista, me lo inpediva. il motivo? 8.9 gradi richter che ha colpito il giappone. una terra che amo, pur non essendoci mai stata, e pur essendo molto critica con la sua visione della società.

ma cos’è il terremoto per il giappone? o meglio cos’è il dopo terremoto?

After the quake con i suoi sei racconti, che risentono tanto delle traduzioni che Murakami aveva fatto da Raymond Chandler, prova a spiegare ciò.

sei racconti che hanno come sfondo un altro trauma collettivo del  giappone, il terremoto di Kobe del 1995. mai in primo piano, ma sfondo ossessivo dei pensieri dei protagonisti. mai causa originaria di cambiamento, ma di sicuro componente essenziale degli stati d’animo che portano i personaggi ad agire nei racconti.

una lettura breve ma intensa.

grazie a questa intensità ho scoperto oggi, che aggiorno questo post e lo pubblico, che il New Yorker ripubblica uno di quei racconti, UFO in Kushiro. il racconto inizia così

Five straight days she spent in front of the television, staring at crumbled banks and hospitals, whole blocks of stores in flames, severed rail lines and expressways. She never said a word. Sunk deep in the cushions of the sofa, her mouth clamped shut, she wouldn’t answer when Komura spoke to her. She wouldn’t shake her head or nod. Komura could not be sure the sound of his voice was even getting through to her.

il nuovo numero del New Yorker, in edicola dal 28 marzo, è dedicato al giappone. e la copertina è, al solito, una poesia.

ora che in giappone stava iniziando una delle feste più importanti per l’intera nazione, l’Hanami, ecco come si trasformano i fiori di ciliegio così cari ai giapponesi.

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