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Posts Tagged ‘short stories’

leggendo, che domanda.

ma leggendo cosa?

  • leggendo i libri
  • leggendo cosa gli altri scrivono di altri libri
  • leggendo cosa gli altri pensano di alcuni autori
  • leggendo bibliografie (qualcuno lo fa)
  • leggendo dorsi di libri in biblioteca
  • leggendo copertine, quarte di copertine, alette e fascette in biblioteca o in libreria
  • leggendo la pubblicità sui giornali (o evitando i libri la cui pubblicità appare sui media)
  • leggendo rigorosamente a caso pescando dal mucchio di libri che ci sono a casa tua, dei tuoi, dei nonni, degli zii, dei nonni degli zii, degli amici, degli zii degli amici ecc ecc ecc.

in parole povere? non l’ho ancora capito.

soprattutto perché non ho idea di cosa sia PER VOI un buon autore.

ma di sicuro lo so per Dave Eggers, il cui articolo sulla vita da scrittore ha in sé la risposta a questo quesito: cos’é un buon autore?

Alla fine della lezione, quando abbiamo votato “sì”, “no” o “forse”, tutte le mani hanno detto sì, e io me ne sono tornato a casa elettrizzato dalla forza della parola scritta. […]

Ma in realtà i promemoria aiutano. Quando passi otto ore in un capanno a cercare di buttare giù qualche parola, ti aggrappi a ogni brandello di ispirazione che riesci a trovare. E il modo migliore per trovare ispirazione, almeno per me, è vedere l’effetto che la grande scrittura ha sui giovani. È difficile prevedere le loro reazioni, che sono sempre brutalmente oneste. Ma quando amano qualcosa il loro entusiasmo è assolutamente candido e completamente privo di cinismo.

a cosa si deve il plebiscito di mani alzate? (e se non avete capito, pigroni! andate a leggere l’articolo su L’Internazionale che ho linkato sopra!)

a un racconto pubblicato sulla rivista  Gulf Coast, edita dall’ University of Houston, e che ho rintracciato nel week end on line.

si intitola Pleiades, scritto da Anjali Sachdeva, freelance editor e insegnante di scrittura creativa. parla di scienza, genetica, libertà, destino, affetti, morte.

ecco l’inizio

Del
My parents were geneticists. They had a firm belief in the power of science to fix everything, to create everything. This belief was their religion, and they liked to proselytize as much as any born-again Christians. When they decided to have children they saw the opportunity to share their faith in science with the world. They wanted to make miracle babies so unbelievable that people would stop and stare, their own organic equivalent of a billboard for Jesus. Their original idea was to develop an in vitro procedure that would create identical twins. But they decided twins weren’t spectacular enough, not enough of a challenge. They settled on septuplets. One fertilized egg split into seven pieces made seven sisters, all of us identical. Pleiades, my father used to call us, after the constellation of seven stars.

siete curiosi di sapere come continua, vero? allora andate qui, con le sette sorelle

Pleiadi

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sono, o forse ero, data la diminuzione esponenziale del mio tempo libero, una lettrice di short stories. per questo oggi sono contenta di trovare, sulla versione on line de LaStampa, un’anticipazione particolare.

si tratta dell’introduzione che Vinicio Capossela ha scritto per la raccolta di racconti Winnesburg, Ohio, di Sherwood Anderson (Einaudi, 234 pag., 20 euro) da oggi in libreria.

una piccola cittadina a inizio novecento, modellata su quell’altra cittadina dell’Ohio, Clyde, in cui Anderson era cresciuto. le storie della città e dei suoi abitanti si intrecciano in una filigrana sottile che rende una raccolta di short stories un vero e prioprio romanzo corale.

spero che questa raccolta sia accolta bene in Italia, dove la short story è vista con sospetto, non è considerata un genere a sé stante. nonostante Checov, nonostante Grace Paley, nonostante Raymond Carver e Alice Munro.

 

 

 

 

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