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Posts Tagged ‘anteprima’

ho resistito a mille tentazioni. all’edizione inglese, che come minimo pesa due tonnellate, che mi fissava dagli scaffali della feltrinelli a un prezzo esorbitante (penso fosse un tot al chilo, come il maiale dal macellaio); non ho neanche costretto mio fratello, che ora si trova in quei di Washington, a portarmelo a casa dovendfo pagare una sovrattassa per il peso dei bagagli all’aeroporto 8l’ho già detto che pesa 200 kg, ma la copertina è bellissima?) ho resistito anche a quella in spagnolo, che non parlo e non leggo…

sono stata perfino tentata di acquistare i tre volumi-edicotrevolumi- in giapponese. chissà, magari guardando le figure ci avrei capito qualcosa!!! Hiragana, katakana, kanji: magari a guardarli intensamente avrei capito il giapponese. alla fi fine il primo volume in giappone è uscito nel 2009… in tre anni sarei riuscita dare un senso a titolo, autore e casa editrice, no?

No. ok, mi rispondo da sola, mamma. ma il giapponese potrebbe essere sempre utile… no, ok, quello è il cinese.

e allora ecco ieri che vado in libreria, prendo la mia copia, pago (grazie al cielo era scontata, perché ormai i libri sono oggetti di lusso) e esco. totale 1 minuto. l’ho cronometrato.

guardo la (brutta) copertina italiana (quella ‘mmericana è moolto meglio: basta con queste copertine tutte uguali se si tratta di LUI). leggo la quarta, poi le alette, poi il treno si ferma e arrivo a casa: ora mi aspettano centinaia di pagine, e poi attesa spasmodica per l’ultimo volume /why Einaudi, Why!!!!

ah, è vero. non ho ancora detto che libro era.

io Murakami haruki l’ho atteso: 1Q84 (cos’è? chiede mamma ieri. Il titolo? che significa? richiede mamma: leggilo e vedrai, ma lei non è dentro i giapponesi….). il resto è la storia di domani.

dal sito della Alfred A. Knopf Books, editore americano di Murakami. per la bellezza della copertina, e per i gatti!!

Update: sneak peak alle prime 4 pagine del capitolo uno. Qui.

ehy, ma l’einaudi si è proprio lanciata: booktrailer su youtube, twitter a gogo e anche sito dell’editore che impazzisce… temo che la nuova influenza asiatica di quest’anno sia la murakamite!

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ovvero Tutti i filgi di dio danzano, una raccolta di racconti che il mio amato Murakami Haruki ha pubblicato nel 2000, in Italia edita da Einaudi.

ho in mente questo post da giorni, ma un certo tipo di pudore, parola strana per un’aspirante giornalista, me lo inpediva. il motivo? 8.9 gradi richter che ha colpito il giappone. una terra che amo, pur non essendoci mai stata, e pur essendo molto critica con la sua visione della società.

ma cos’è il terremoto per il giappone? o meglio cos’è il dopo terremoto?

After the quake con i suoi sei racconti, che risentono tanto delle traduzioni che Murakami aveva fatto da Raymond Chandler, prova a spiegare ciò.

sei racconti che hanno come sfondo un altro trauma collettivo del  giappone, il terremoto di Kobe del 1995. mai in primo piano, ma sfondo ossessivo dei pensieri dei protagonisti. mai causa originaria di cambiamento, ma di sicuro componente essenziale degli stati d’animo che portano i personaggi ad agire nei racconti.

una lettura breve ma intensa.

grazie a questa intensità ho scoperto oggi, che aggiorno questo post e lo pubblico, che il New Yorker ripubblica uno di quei racconti, UFO in Kushiro. il racconto inizia così

Five straight days she spent in front of the television, staring at crumbled banks and hospitals, whole blocks of stores in flames, severed rail lines and expressways. She never said a word. Sunk deep in the cushions of the sofa, her mouth clamped shut, she wouldn’t answer when Komura spoke to her. She wouldn’t shake her head or nod. Komura could not be sure the sound of his voice was even getting through to her.

il nuovo numero del New Yorker, in edicola dal 28 marzo, è dedicato al giappone. e la copertina è, al solito, una poesia.

ora che in giappone stava iniziando una delle feste più importanti per l’intera nazione, l’Hanami, ecco come si trasformano i fiori di ciliegio così cari ai giapponesi.

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scriviamone. o meglio leggiamone ridendo, anche di lacrime. con un libro che ieri repubblica ha recensito col titolo Il romanzo del quarto potere.

e già recensito mesi orsono all’uscita americana da Janet Maslin del NY times, e che forse dovrei presentare con una certa titubanza, fosse anche solo per queste righe della giornalista americana

Mr. Rachman, a former journalist, knows and loves the myopia of his old profession, the gallows humor of its practitioners and the precariousness of the business to which they devote their lives. Armed with this knowledge and somehow free of the fashionable diffidence that too often plagues fiction about the workplace, he has written a rich, thrilling book that is both love letter to and epitaph for the newspaper world.

il libro in questione si intitola Gli imperfezionisti, scritto da Tom Rachman ed edito da Il Saggiatore (qui un estratto). e dovrò decidere se è un peana o un epitaffio alla professione che sto studiando. (se notate una punta di perplessità in questa frase vi assicuro che è tutta dopo il che)

e forse, in questo particola re periodo, fra un brand qui e una notizia lì, letture di giornali stomachevoli e altre amenità italiane mi resta solo una speranza.

che penso sarà vana, almeno a giudicare dalla fine della recensione di Repubblica…

un cartello sulla soglia della sua redazione americana a Roma:

«Lasciate ogni speranza o voi che uscite, fuori c’ è l’ Italia»

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sono, o forse ero, data la diminuzione esponenziale del mio tempo libero, una lettrice di short stories. per questo oggi sono contenta di trovare, sulla versione on line de LaStampa, un’anticipazione particolare.

si tratta dell’introduzione che Vinicio Capossela ha scritto per la raccolta di racconti Winnesburg, Ohio, di Sherwood Anderson (Einaudi, 234 pag., 20 euro) da oggi in libreria.

una piccola cittadina a inizio novecento, modellata su quell’altra cittadina dell’Ohio, Clyde, in cui Anderson era cresciuto. le storie della città e dei suoi abitanti si intrecciano in una filigrana sottile che rende una raccolta di short stories un vero e prioprio romanzo corale.

spero che questa raccolta sia accolta bene in Italia, dove la short story è vista con sospetto, non è considerata un genere a sé stante. nonostante Checov, nonostante Grace Paley, nonostante Raymond Carver e Alice Munro.

 

 

 

 

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