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Posts Tagged ‘società’

Interessanti queste brevi interviste a scrittrici arabe di cui parla il blog Arabic Literature (in English).

Diane D’Almeida, bibliotecaria alla Boston University, ha viaggiato grazie a una borsa di studio Fullbright  in Giordania e Siria. Ha contattato alcune scrittrici e ha realizzato video interviste che si possono vedere  all’interno del progetto Contemporary Arab Women Writers.

Diane ha posto a tutte le scrittrici le stesse domande: Perché si scrive? Per chi (se ci si immagina un pubblico)? Come immagina “ispirazione”? Aiuta gli autori giovani ed emergenti?

il progetto è ancora in fieri. ma può essere interessante da vedere, anche per conoscere nuovi autori.

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il gioco di parole è intraducibile in italiano, fra selfconcius/consapevole di sè stesso e shelf/ ripiano della libreria.

sarebbe: consapevoli di cosa i nostri ripiani della libreria dicono di noi.

L’articolo è comunque delizioso. dritto dritto dal Paris Review Daily blog.

Shelf-Conscious by Francesca Mari

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sì, lo so, è un po’ che non ci si vede…

no, lo so, non ho scusanti…

ma oggi segnale una cosa raccapricciante. c’è un fenomeno che corrode la società e i valori e danneggia la società nel profondo. e che domani sarà sui giornali, presumo.

un fenomeno che disgraziatamente causa nell’utente una gratificazione immediata e perciò più superficiale, la facilità dell’io-lo-voglio-e-ce.l’ho-con-un-click. che è fatto su un supporto ineffabile e perciò corrodibile…

no, non sono impazzita ma praticamente riporto i titoli dei giornali riguardo a una dichiarazione di Jonathan Franzen, l’autore di Le Correzioni e del più recente Libertà, al festival di Hay a Cartagena, Colombia. Una polemica che sicuramente troveremo domani sulle pagine culturali dei quotidiani italiani, e che ho visto fresco fresco stamattina su Telegraph,

l’e-book danneggia la società. eccessivo? sì, secondo me.

certo, poi magari il fulcro del suo discorso è qualcosa di meno legato all’aggeggino con cui possiamo leggere gli e-book e dice che in realtà si tratta di qualcosa di più profondo. riguarda la fluidità della vita:

I think, for serious readers, a sense of permanence has always been part of the experience. Everything else in your life is fluid, but here is this text that doesn’t change.

Franzen parla anche del lato performativo della lettura. e del piacere di aprire un libro, sedersi, leggerlo. certo, il suo focus riguarda la durabilità dell’oggetto-libro: se anche i libri sono transitori, dove sono le certezze della vita? lui, da scrittore, guarda la digitalizzazione della vita in ciò che gli è più vicino.

io, da fanatica della carta, capisco ma obbietto – su una base estremamente razionale e down-to-earth, some direbbero gli inglesi: forse non sarà l’ebook la causa prima di un crollo dei valori della società, no? certo, spero che i libri a tre dimensioni non smettano di esistere ed essere creati. il libro è un tecnologia vincente, lo è da migliaia di anni…

il problema è la qualità: di ciò che è scritto, da una parte; del suo supporto dall’altra. ho a casa libri che hanno sessant’anni e che sembrano nuovi. altri libri li ho comprati anni fa e la carta, acida, si sta già suicidando.

ma il grande romanziere americano ha parlato, il lancio è obbligatorio, gli strilli pure.  diamo tempo al tempo, fra libro e e-book il vincitore lo conosceranno solo i posteri…

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nell’attesa di veder crescere grandi poeti.

e non è la parafrasi un po’ contorta di “grandi poteri, grandi responsabilità”. ma anzi, è la serissima pr opinione di Carol Ann Duffy,  poetessa britannica, che ha dichiarato che “le poesie sono una forma di texting (verbo inglese che significa scrivere messaggi su cellulare). e ne parlal guardian facendo esplicitamente riferimento ai ragazzi: il divertimento e la creatività dei messaggi pone le basi per creare futuri poeti. ragazzini che usano sms e facebook come io usavo i cubetti.

“The poem is a form of texting … it’s the original text,” says Carol Ann Duffy. “It’s a perfecting of a feeling in language – it’s a way of saying more with less, just as texting is. We’ve got to realise that the Facebook generation is the future – and, oddly enough, poetry is the perfect form for them. It’s a kind of time capsule – it allows feelings and ideas to travel big distances in a very condensed form.”

(“La poesia è una forma di sms … è il testo originale”, dice Carol Ann Duffy. “E ‘un perfezionamento di un sentimento nel linguaggio – è un modo di dire di più con meno, proprio come l’sms è. Abbiamo avuto modo di renderci conto che la generazione di Facebook è il futuro. E, abbastanza stranamente, la poesia è la forma perfetta per loro. è una sorta di capsula del tempo – permette sentimenti e idee per viaggiare grandi distanze in una forma molto condensata “)

si può scrivere una grande poesia in 140 caratteri o meno? se lo chiede il guardian, o almeno lo chiede ai lettori che, variamente rispondono, sia “twittando” che commentando.

e io che ho fatto? in realtà sono stata attratta da un’altra pagina, che comunque con la lettura, la creatività e i ragazzini ha a che fare. e scoprendo che sono pericolosamente ignorante in questa materia.

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solo una breve spigolatura dopo un bel po’ di latitanza…

ma chissà se le signore di bari, che, “un po’ per noia, un po’ per gioco”, sembra andassero ad appuntamenti galanti che ora sono finiti nelle pagine dei giornali, hanno mai visto Belle de Jour di Luis Buñuel.

e chissà cosa ne pensano.

o magari pensavano di essere in Ultimo tango a Parigi?

Catherine Deneuve in una scena di Bella di Giorno di Luis Buñuel

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e chi tocca le donne crea un danno, almeno di immagine. e non serve a nulla essere un premio Nobel o chiamarsi VS Naipaul.

giusto il 31 maggio il bizzoso Nobel aveva fatto la pace pubblicamente con Paul Theroux, e i giornali italiani hanno preso e ripreso la notizia (le faide, si sa, fanno gola; anche quelle dell’establishment intellettuale, spesso a colpi di libri e articoli). notizia che aveva la cornice e tutti gli elementi  per un racconto di fiction: un un festival suggestivo a Hay-on-Wye, in Galles; due grandi amici che non si parlavano più da 15 anni, un altro amico, e nientemeno che Ian McEwan che, visti i tentennamenti di Naipaul appoggia una mano sulla spalla e gli dice «fai come ti pare, ma la vita è troppo breve per portarsi addosso rancori senza fine».

pace è fatta, con Theroux, almeno. perché neanche 5 giorni dopo il Nobel se la prende con un’intera categoria, le donne, e le donne scrittrici in particolare, dicendo che no, nella storia della letteratura nessuna scrittrice potrebbe essere mai paragonata a lui, neanche l’inglesissima e adoratissima Jane Austen. troppo sentimentale la scrittura femminile, troppo sentimentale il LORO mondo. troppo vittime di una visione ristretta, non essendo padrone a casa propria.

a quanto pare anche i libri scritti da donne sono bilogicamente diversi, se come lui dichiara:

I read a piece of writing and within a paragraph or two I know whether it is by a woman or not. I think [it is] unequal to me.

questo ha fanno venire un’idea al Guardian, un test: sapete riconoscere il sesso di un autore leggendo un paio di paragrafi? provate, io no.

ma la cosa che più mi stupisce è questa, pagine intere sulle faide letterarie nella storia, e su questa poche cose… certo, in italia si sa che la letteratura è maschile, lo è da sempre. in Gb già le cose sono un po’ diverse a partire dalla lezione di  due libri di Virginia Woolf Una Stanza tutta per me e Le tre Ghinee.

anche se, sempre nelle unlime settimane, una femminista di ferro come Carmen Callil, fondatrice della più famosa casa editrice femminista del mondo la Virago Press (senza di lei un poco deragliata), si dimette dalla giuria del Man Booke Prize in dissenso per l’assegnazione del premio a Philip Roth.

ma si sa,

for most history, ANONIMUS was a woman

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Un unfinished novel ?

sottotitolo. del romanzo e del post… e il punto di domanda è solo mio.

perché oggi faccio l’aggregatore. che è poi, in sostanza, quello che ha fatto Bonnie Nadell, l’editor di Wallace, quando, scoperti fogli e fogli dell’incompiuto di Wallace, ha deciso di dotarsi di certosina pazienza e di connetterli, assemblarli, editarli… magari in attesa di un volume dell’enciclopedia britannica dal titolo: all the papers left in his garage by DFW. Voyeurismo a gogò di cui sarei una vittima sicura.

L’editor aveva un compito molto arduo. no, precisiamo, si è assunto un compito molto arduo, direi quasi impossibile. cercare di dare forma a ciò che, forse, aveva forma solo nella testa di Wallace. e di cui resta una sola certezza: non sapremo mai cosa The Pale King avrebbe potuto essere alla fine della sua stesura (sappiamo, tra l’altro che Wallace era un perfezionista estremo, e che avrebbe dato alle stampe il testo solo quando ne sarebbe stato totalmente certo).

derto sappiamo cosa era The Pale King in quel preciso momento della sua stesura. una stesura disordinata, non cronologica, fatta di salti e rimbalzi, paragrafi interrotti e situazioni in fieri. una stesura che si è interrotta.

oggi faccio anch’io da aggregatore, e vi segnalo un po’ di recensioni. meditateci sopra. e vi consiglio di iniziare dal primo, lungo articolo del times, che spiega proprio la genesi di questa pubblicazione:

Times: Unfinished Business

New York Times: David Foster Wallace: the Last Audit

The Sunday Times: David Foster Wallace’s less-than-final text

The Huffington Post: New David Foster Wallace Novel “The Pale King” Renews Debate About Posthumous Books

Guardian: In search of David Foster Wallace’s Pale King

The Washington Post: David Foster Wallace’s ‘Pale King’: Plot takes back seat to mood and ideas

The Independent: The Pale King, By David Foster Wallace

The Daily Beast: The David Foster Wallace Generation

Edizione americana di The Pale King

Edizione inglese di The Pale King

(non so se l’avete notato, ma la dicitura Un Unfinished Novel c’è unicamente nell’edizione inglese…)

nonostante tutto, se fossi un autore, non so se preferirei vedere le mie carte, all my unfinished business, dati alle stampe oppure, come in una vecchia novella, dire “Roba mia, vientene con me!”.

magari davanti a un bel falò…

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