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Posts Tagged ‘adolescenti’

nell’attesa di veder crescere grandi poeti.

e non è la parafrasi un po’ contorta di “grandi poteri, grandi responsabilità”. ma anzi, è la serissima pr opinione di Carol Ann Duffy,  poetessa britannica, che ha dichiarato che “le poesie sono una forma di texting (verbo inglese che significa scrivere messaggi su cellulare). e ne parlal guardian facendo esplicitamente riferimento ai ragazzi: il divertimento e la creatività dei messaggi pone le basi per creare futuri poeti. ragazzini che usano sms e facebook come io usavo i cubetti.

“The poem is a form of texting … it’s the original text,” says Carol Ann Duffy. “It’s a perfecting of a feeling in language – it’s a way of saying more with less, just as texting is. We’ve got to realise that the Facebook generation is the future – and, oddly enough, poetry is the perfect form for them. It’s a kind of time capsule – it allows feelings and ideas to travel big distances in a very condensed form.”

(“La poesia è una forma di sms … è il testo originale”, dice Carol Ann Duffy. “E ‘un perfezionamento di un sentimento nel linguaggio – è un modo di dire di più con meno, proprio come l’sms è. Abbiamo avuto modo di renderci conto che la generazione di Facebook è il futuro. E, abbastanza stranamente, la poesia è la forma perfetta per loro. è una sorta di capsula del tempo – permette sentimenti e idee per viaggiare grandi distanze in una forma molto condensata “)

si può scrivere una grande poesia in 140 caratteri o meno? se lo chiede il guardian, o almeno lo chiede ai lettori che, variamente rispondono, sia “twittando” che commentando.

e io che ho fatto? in realtà sono stata attratta da un’altra pagina, che comunque con la lettura, la creatività e i ragazzini ha a che fare. e scoprendo che sono pericolosamente ignorante in questa materia.

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no, niente Lady Gaga. Miss Germanotta si è costruita un’immagine, ma è comunque fatta di carne e ossa.

o forse è meglio dire che gli androidi hanno iniziato a sognare pecore elettriche, o forse siamo molto più prosaici, dimentichiamo Dick e le atmosfere alla Blade Runner e rimaniamo/rimandiamo a un filmetto innocuo di qualche anno fa, S1m0ne, di Andrew Niccol (che si è dimenticato di aver diretto Gattaca) con Al Pacino (soprassiedo su questa interpretazione).

Molto più prosaicamente un famosissimo gruppo pop giapponese (oh, yeah) chiamato AKB48, che già detiene il record Guinness per essere la “più grande del mondo gruppo pop”, ha introdotto i loro 58 membri Eguchi Aimi all’inizio di giugno.

peccato che quella cantante non esista! è stata creata da un computer. un video di Youtube mostra che Eguchi è in realtà un composto di sei membri di altri AKB48.

Dopo l’annuncio, la domanda è uscito dal gruppo consentendo agli utenti di combinare le caratteristiche membri ‘per creare il proprio Eguchi Aimi.

stiamo impazzendo del tutto? forse no, ma certamente per un gruppio scotruito a tavolino nel 2005 da uno scrittore per la televisione con il motto: “gli idoli che puoi incontrare”, è ironico avere un membro che è solo virtuale…

o sono io molto indietro e il futuro arriva dal giappone? mah, io sarei limitata agli amici immaginari che ciascuno di noi ha avuto nella propria infanzia, senza per forza trasformarli in idoli pop!

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oggi cosa propone la fiera?

lascio perdere il miniventaglio di offerte, che comunque trovate sul sito, e vi segnalo un’occasione unica.

Forse l’autore migliore che io abbia letto nell’ultimo anno. considerato fra i più grandi scrittori inglesi… peccato che scriva libri per ragazzi, dicono alcuni. ma

ma io sono una fervida seguace dei libri per ragazzi. e quelli di David Almond sono, per temi e profondità, spesso più incisivi di moltri altri libri, per aldulti e di letteratura “seria” (nota a margine: ma siamo poi sicuri che la letteratura per ragazzi non sia seria?). è stto insignito anche dell’Andersen Award

Almond presenta il suo ultimo libro. La storia di Mina. Mina è un personaggio che conoscevo già e il suo diario mi ha permesso di scoprire le meraviglie di quella ragazzina. quanto sono Mina, o quanto lo sono stata? la fantasia, gli animali, la scrittura… perché non ho inventato anch’io le ATTIVITA’ STRAORDINARIE che mi sono piaciute così tanto? o, se le ho inventate anch’io,  magari sotto un altro nome, dove le ho abbandonate?

certo non ho la presunzione di dire che erò così originale, così profonda, così curiosa e così capace di appropiarsi, a modo suo, delle cose. di rendere il mondo magico.

ma la cosa più bella di almond è che tutti i bambini, per lui, hanno questa possibilità. leggete La storia di Mina, leggetela.

e se volete una preview, sul sito personale di David Almond è disponibile il pdf in inlgese del primo capitolo Moonlight, Wonder, Flies & Nonsense. e devo dire che il carattere scelto dall’editore inglese è delizioso, sembra proprio il diario scritto da una bimba in stampatello. invece Salani ha optato per il suo carattere standard e, nel confronto, l’edizione italiana perde in qualità e freschezza. ma è comunque stupendo.

e se, arrivati all’ultima parola del libro, siete curiosi di sapere come va avanti, andate a prendere SKELLIG:

Lo trovai nel garage un sabato pomeriggio […]. Era disteso al buio dietro le casse, nella polvere e nella sporcizia. Era come se fosse lì da sempre. Era lurido, pallido e secco e credevo che fosse morto. Mi sbagliavo di grosso.

chi è o cosa è Skellig? perché è nascosto nel garage della casa in cui Michael e i suoi genitori si sono appena trasferiti. e oi c’è la bambina appena nata, la sua sorellina, che ha problemi, altri problemi con la scuola e i compagni e la piccola vicina… si chiama Mina…

Skellig è il libro più famoso di David Almond, ne è stato tratto anche un film con Tim Roth. è una storia toccante e magica. non fatevi spaventare da questa parola. come ci insegna Mina, la magia è in tutto.

ultimo libro di Almond finora tradotto in italiano  è Argilla. racconto inquietante e affascinante su bene e male, religione e scelta. mentre lo leggevo mi stupivo di come una storia per ragazzi, o etichettata come tale, riuscisse a dire così tanto sulla morale, sulla fede, sul peccato e sull’ineguatezza, sulla diversità e su come questa possa essere diversamente orientata a seconda dell’uso che noi ne facciamo.

E vedo l’uomo muoversi. Le membra si contraggono, la testa si volta e guarda Stephen Rose negli occhi.

inquietante, Argilla  (Clay è il titolo inglese) con i suoi rimando al Golem e il suo racconto che echeggia dei toni dell’Isola del tesoro per come il narratore si pone nei nostri confronti. e, come in quel meravigoso romanzo di Stevenson, l’aspetto più inquietante è quello che il male, oltre a somigliarci e a non apparirci tale da subito, a blandirci e sedurci, il male alla fine riesce a sfuggire. e si aggira ancora intorno a noi.

noto che ho scritto un papiro, ma quest’autore ne vale la pena, e ho solo toccato la punta dell’iceberg. correte a leggere i suoi libri, come ha fatto il buon nick hornby. correte e correte. e sperate che ne arrivino altri

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di Amy Chua ne ho sentite a frotte negli ultimi mesi.

prima un articolo sul Wall Street Journal dal titolo: Perché le madri cinesi sono superiori. cliccatissimo, commentatissimo. l’ha resa una celebrità, odiata e criticata da tutta qull’america benpensante e liberal che ritiene inumani i suoi metodi educativi.

e ha reso il suo libro: Battle Hymn of the Tiger Mother” edito da Penguin a gennaio un best seller. e le ha fatto guadagnare copertine su copertine, articoli, citazioni, ospitate televisive ai dibattiti e altro ancora. è apparsa spesso persino nei quotidiani e settimanali italiani.

il suo libro viene pubblicato oggi in italia (Il ruggito della mamma tigre, Sperling & Kupfer, 18 euro). e Federico Rampini la intervista su la Repubblica. rivelando una sconcertante novità, o forse confortante.

infatti la traduzione cinese del libro ha visto accadere una curiosa legge del contrappasso a livello di marketing.

quello che in america era considerato un libro in cui un’eminente docente di yale di origine cinese racconta come gli americani dovrebbero educare i figli all’orientale, (ovvero con disciplina ferrea, costante motivazione a dare e esigere solo il meglio ecc ecc) nella patria di quell’educazione, la Cina, il marketing era di senso opposto:

una professoressa di yale vi insegna il metodo occidentale per educare i figli.

frastornati? ma, come spiega Amy Chua,

il rispetto dei figli per i genitori,  i rapporti di autorità, le regole severe, il divieto di andare alle feste degli amici: tutto questo in Cina lo si dà per scontato, è quasi banale. i lettori cinesi sono stati colpiti invece dal finale: la ribellione di mia figlia minore, e come io mi sono dovuta adattare.

mamme tigri crescono. o forse si evolvono. ma in america o in cina? e, soprattutto, in che direzioni?

William Blake, The Tiger

 

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leggendo, che domanda.

ma leggendo cosa?

  • leggendo i libri
  • leggendo cosa gli altri scrivono di altri libri
  • leggendo cosa gli altri pensano di alcuni autori
  • leggendo bibliografie (qualcuno lo fa)
  • leggendo dorsi di libri in biblioteca
  • leggendo copertine, quarte di copertine, alette e fascette in biblioteca o in libreria
  • leggendo la pubblicità sui giornali (o evitando i libri la cui pubblicità appare sui media)
  • leggendo rigorosamente a caso pescando dal mucchio di libri che ci sono a casa tua, dei tuoi, dei nonni, degli zii, dei nonni degli zii, degli amici, degli zii degli amici ecc ecc ecc.

in parole povere? non l’ho ancora capito.

soprattutto perché non ho idea di cosa sia PER VOI un buon autore.

ma di sicuro lo so per Dave Eggers, il cui articolo sulla vita da scrittore ha in sé la risposta a questo quesito: cos’é un buon autore?

Alla fine della lezione, quando abbiamo votato “sì”, “no” o “forse”, tutte le mani hanno detto sì, e io me ne sono tornato a casa elettrizzato dalla forza della parola scritta. […]

Ma in realtà i promemoria aiutano. Quando passi otto ore in un capanno a cercare di buttare giù qualche parola, ti aggrappi a ogni brandello di ispirazione che riesci a trovare. E il modo migliore per trovare ispirazione, almeno per me, è vedere l’effetto che la grande scrittura ha sui giovani. È difficile prevedere le loro reazioni, che sono sempre brutalmente oneste. Ma quando amano qualcosa il loro entusiasmo è assolutamente candido e completamente privo di cinismo.

a cosa si deve il plebiscito di mani alzate? (e se non avete capito, pigroni! andate a leggere l’articolo su L’Internazionale che ho linkato sopra!)

a un racconto pubblicato sulla rivista  Gulf Coast, edita dall’ University of Houston, e che ho rintracciato nel week end on line.

si intitola Pleiades, scritto da Anjali Sachdeva, freelance editor e insegnante di scrittura creativa. parla di scienza, genetica, libertà, destino, affetti, morte.

ecco l’inizio

Del
My parents were geneticists. They had a firm belief in the power of science to fix everything, to create everything. This belief was their religion, and they liked to proselytize as much as any born-again Christians. When they decided to have children they saw the opportunity to share their faith in science with the world. They wanted to make miracle babies so unbelievable that people would stop and stare, their own organic equivalent of a billboard for Jesus. Their original idea was to develop an in vitro procedure that would create identical twins. But they decided twins weren’t spectacular enough, not enough of a challenge. They settled on septuplets. One fertilized egg split into seven pieces made seven sisters, all of us identical. Pleiades, my father used to call us, after the constellation of seven stars.

siete curiosi di sapere come continua, vero? allora andate qui, con le sette sorelle

Pleiadi

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è forse morta sotto tonnellate di rosa shocking?

me lo stavo chiedendo giusto prima di natale, mentre cercavo i regali per una marea di cugini che vanno da 11 mesi a 32 anni!

il problema più grave erano i cuginetti che sono sotto i 13 anni e sopra i 9.

soprattutto le “femminucce”. perché? ma perchè in qualunque libreria tu andassi venivi perseguitata da una serie impressionante di principesse-fatine-ballerine tutte – e dico tutte – rigorosamente in rosa schocking! le più ardite osavano qualche sfumatura lilla, ma non di più. e sono anni che la questione va avanti.

ora la mia domanda è questa. perché mai dovrei rincitrullire delle pre-adolescenti con libri che:

1 potrebbero essere benissimo letti a bambine in età pre-scolare come fiaba della buona notte data l’assoluta supremazia delle immagini sul testo (una media di 5 righe per pagina)

2 sono decisamente stucchevoli, per la maggior parte. e quelli che hanno una grafica decente e riescono addirittura ad andare oltre la soglia del rosa schocking hanno una storia che ispira solo tentativi di suicidio.

3 basta con questo diavolo di sessismo per cui se una cosa è per una bambina deve essere rigorosamente rosa-rosino-rosato-confettato-caramellato-melassoso-appiccicaticcio e svenevole!

Ma se provi a passare a una fascia un poco superiore di età, ovvero la temutissima fascia 12-14 anni, ti ritrovi in un mare di:

vampiri, vampiri buoni, vampiri cattivi, vampiri che si redimono, vampiri che in realtà sono angeli caduti, mostri dal cuore tenero, mostri dal cuore mica tanto poi tenero, redenti o non redenti dall’amore della bionda o bruna svenevole di turno (o dal biondo o bruno svenevole di turno), e come minimo, in un punto della trama, lui salva la vita a lei, o lei a lui, e la battuta, scommetteteci pure, é “ma in realtà sei tu che hai salvato la vita a me” o parafrasi assortite.

fosse solo questo. perchè c’è anche una tensione sessuale quanto mai esplicita e per nulla sottile. o ironica. o che si ricordi che si ha a che fare con ragazzini in pre-pubertà, non post adolescenti scafati con l’ormone a mille e in piena fase adolescenziale di: il mondo è una m. e allora almeno sognamo un poco.

certo ci sono le eccezioni, ma vanno cercate col lanternino, soprattutto se si decide: vado in libreria e vedo cos’hanno.

e allora come si risolve? o si ritorna indietro e si punta a un classico della letteratura per ragazzi che NOI abbiamo letto a quell’età. e quindi vai con piccole donne, zanna bianca, l’isola del tesoro ecc ecc ecc.

oppure cerchi quei libri particolari, contemporanei o quasi. letteratura per ragazzi che possono leggere anche gli adulti, anzi DOVREBBERO leggere anche gli adulti, e che capita di incontrare per caso. perché ti piace da sempre la letteratura per ragazzi. o chiedendo consiglio alla bibliotecaria del paese!

ma questa è un’altra storia…

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