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Posts Tagged ‘libertà’

O almeno ne è sicuro John Brockman “intellectual impresario” ed editor a Edge . Per più di 10 anni brockman ha chiesto a grandi pensatori di rispondere a una domanda all’anno.

ogni domanda doveva illuminare un aspetto particolare della nostra comprensione del mondo e del suo funzionamento.

La domanda del 2011 era:

“What scientific concept will improve everybody’s cognitive toolkit?”

“Che concetto scientifico migliorerà strumenti cognitivi di ciascuno?”

la risposta è racchiusa in This Will Make You Smarter: New Scientific Concepts to Improve Your Thinking, antologia composta dalle risposta di 150  “biggest thinkers”, grandi pensatori: neuroscientisti, antropologi, biologi, spicologi, nobel come  Daniel Kahneman, fisici teorici, wrongologist (?!) ecc ecc ecc ecc.

uno dei più intriganti? Kevin Kelly (KEVIN KELLY, Editor-At-Large, Wired; Author, What Technology Wants) parla di come non bisogna avere paura dei fallimenti. Penso che il suo pezzo, The Virtues of nnegative Results, dovrei imparare a declamarlo, anche all’incontrario.

e la domanda del 2012???

WHAT IS YOUR FAVORITE DEEP, ELEGANT, OR BEAUTIFUL EXPLANATION?

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Interessanti queste brevi interviste a scrittrici arabe di cui parla il blog Arabic Literature (in English).

Diane D’Almeida, bibliotecaria alla Boston University, ha viaggiato grazie a una borsa di studio Fullbright  in Giordania e Siria. Ha contattato alcune scrittrici e ha realizzato video interviste che si possono vedere  all’interno del progetto Contemporary Arab Women Writers.

Diane ha posto a tutte le scrittrici le stesse domande: Perché si scrive? Per chi (se ci si immagina un pubblico)? Come immagina “ispirazione”? Aiuta gli autori giovani ed emergenti?

il progetto è ancora in fieri. ma può essere interessante da vedere, anche per conoscere nuovi autori.

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sì, lo so, è un po’ che non ci si vede…

no, lo so, non ho scusanti…

ma oggi segnale una cosa raccapricciante. c’è un fenomeno che corrode la società e i valori e danneggia la società nel profondo. e che domani sarà sui giornali, presumo.

un fenomeno che disgraziatamente causa nell’utente una gratificazione immediata e perciò più superficiale, la facilità dell’io-lo-voglio-e-ce.l’ho-con-un-click. che è fatto su un supporto ineffabile e perciò corrodibile…

no, non sono impazzita ma praticamente riporto i titoli dei giornali riguardo a una dichiarazione di Jonathan Franzen, l’autore di Le Correzioni e del più recente Libertà, al festival di Hay a Cartagena, Colombia. Una polemica che sicuramente troveremo domani sulle pagine culturali dei quotidiani italiani, e che ho visto fresco fresco stamattina su Telegraph,

l’e-book danneggia la società. eccessivo? sì, secondo me.

certo, poi magari il fulcro del suo discorso è qualcosa di meno legato all’aggeggino con cui possiamo leggere gli e-book e dice che in realtà si tratta di qualcosa di più profondo. riguarda la fluidità della vita:

I think, for serious readers, a sense of permanence has always been part of the experience. Everything else in your life is fluid, but here is this text that doesn’t change.

Franzen parla anche del lato performativo della lettura. e del piacere di aprire un libro, sedersi, leggerlo. certo, il suo focus riguarda la durabilità dell’oggetto-libro: se anche i libri sono transitori, dove sono le certezze della vita? lui, da scrittore, guarda la digitalizzazione della vita in ciò che gli è più vicino.

io, da fanatica della carta, capisco ma obbietto – su una base estremamente razionale e down-to-earth, some direbbero gli inglesi: forse non sarà l’ebook la causa prima di un crollo dei valori della società, no? certo, spero che i libri a tre dimensioni non smettano di esistere ed essere creati. il libro è un tecnologia vincente, lo è da migliaia di anni…

il problema è la qualità: di ciò che è scritto, da una parte; del suo supporto dall’altra. ho a casa libri che hanno sessant’anni e che sembrano nuovi. altri libri li ho comprati anni fa e la carta, acida, si sta già suicidando.

ma il grande romanziere americano ha parlato, il lancio è obbligatorio, gli strilli pure.  diamo tempo al tempo, fra libro e e-book il vincitore lo conosceranno solo i posteri…

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kindle kindle on the wall

who’s the publisher of them all?

ieri amazon ha lanciato la sua parte “editoriale” in italia. oggi ne parlano quasi tutti, o quanto meno ci lancian due righe giusto per far vedere che sono sulla notizia.

e sembra un attimo di sentire Pierino e il lupo. cielo, il self publishing su e-book è sbarcato anche da noi. è la mostre dell’editore. scrivono tutti e tutti pensano di poter pubblicare!! e citano un lungo e interessante articolo uscito ieri nelle pagine culturali del Corriere. Il segreto dell’editoria è l’arte di dire di no. Autore Roberto Calasso, nel molteplice ruolo di: intellettuale, editore di qualità, editorialista culturale, storico dell’editoria, conoscitore della cultura europea degli ultimi…. oddio, non so neache quantificare gli anni!

ma c’è un legame fra l’uscita di Calasso e l’arrivo di amazon editore? per molti sì.  per me?

leggendo l’articolo ho avuto l’impressione che parlasse di un processo molto più radicato, anche in italia, che il self publishing (che esiste da quando esiste la scrittura, a mio parere).

comunque, scribacchini di tutto il mondo unitevi! (e già che ci siete, leggete con il vostro lettore: analogico o digitale non importa)

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nell’attesa di veder crescere grandi poeti.

e non è la parafrasi un po’ contorta di “grandi poteri, grandi responsabilità”. ma anzi, è la serissima pr opinione di Carol Ann Duffy,  poetessa britannica, che ha dichiarato che “le poesie sono una forma di texting (verbo inglese che significa scrivere messaggi su cellulare). e ne parlal guardian facendo esplicitamente riferimento ai ragazzi: il divertimento e la creatività dei messaggi pone le basi per creare futuri poeti. ragazzini che usano sms e facebook come io usavo i cubetti.

“The poem is a form of texting … it’s the original text,” says Carol Ann Duffy. “It’s a perfecting of a feeling in language – it’s a way of saying more with less, just as texting is. We’ve got to realise that the Facebook generation is the future – and, oddly enough, poetry is the perfect form for them. It’s a kind of time capsule – it allows feelings and ideas to travel big distances in a very condensed form.”

(“La poesia è una forma di sms … è il testo originale”, dice Carol Ann Duffy. “E ‘un perfezionamento di un sentimento nel linguaggio – è un modo di dire di più con meno, proprio come l’sms è. Abbiamo avuto modo di renderci conto che la generazione di Facebook è il futuro. E, abbastanza stranamente, la poesia è la forma perfetta per loro. è una sorta di capsula del tempo – permette sentimenti e idee per viaggiare grandi distanze in una forma molto condensata “)

si può scrivere una grande poesia in 140 caratteri o meno? se lo chiede il guardian, o almeno lo chiede ai lettori che, variamente rispondono, sia “twittando” che commentando.

e io che ho fatto? in realtà sono stata attratta da un’altra pagina, che comunque con la lettura, la creatività e i ragazzini ha a che fare. e scoprendo che sono pericolosamente ignorante in questa materia.

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si svolge oggi a milano un convegno importante, per parlare delle opere d’arte trafugate durante la guerra dai nazisti.

Holocaust Art Looting and Restitution Symposium, Milan, 23 June 2011

a organizzarlo la casa d’aste Christie’s e l’Art Law Commission dell’Unione internazionale avvocati (Uia). Tra i relatori italiani Ilaria Pavan (Normale di Pisa), Tullio Scovazzi (docente di Diritto Internazionale all’Università Milano Bicocca) e il capitano Andrea Ilari (Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturaledi Monza). il convegno è internazionale, il primo del genere in Italia, e vi parteciperanno molti esperti come Agnes Peresztegi della Commissione for Art Recovery, Howard Spiegler, presidente della Art Law Commission della Union Internationale des Avocats.

le vicende delle opere trafugate dai nazisti hanno dato vita ad accesi dibattiti internazionali, cause, e rivendicazioni, due begli articoli parlano di queste vicende raccontando uno, l’Avvenire, la storia generale delle razzie naziste, l’altro un clamoroso caso: il Corriere racconta infatti della contesa in tribunale del Ritratto di Adele  Bloch-Bauer dipinto da Gustav Klimt.

E da maggio è attivo il portale della Commission for Looted Art in Europe che riunisce in un solo archivio i dati di Regno Unito, Francia, Belgio, Germania, Ucraina e Usa.

ho letto due libri che trattavano di opere d’arte trafugate nel nazismo.

il prim0 libro è Il mercante dei quadri perduti di Sara Houghteling. una famiglia di mercanti di quadri a parigi, prima e dopo la seconda guerra mondiale. Daniel e Max Berenzon padre e figlio, lottano contro un passato che vogliono riconquistare e dimenticare, cercando di recuperare la loro collezione di quadri, tra cui un piccolo Manet intitolato Les Amandes, che hanno abbandonato quando loro, ebrei, sono dovuti fuggire dalla francia occupata. la loro storia, di invenzione, ricalca mole storie vere e ne abbraccia una, la storia della famiglia Reinach.

e sulla tragica vicenda dei Reinach-de Camondo c’è un altro libro Le Variazioni Reinach di Filippo Tuena oltre alla bellissima testimonianza della casa museo Nissim de Camondo, a Parigi, unica vestigia rimasta di una dinastia potentissima e che ha visto i suoi ultimi discendenti morire ad Auschwitz.

l’altro libro sulle razzie ci porta sull’altro fornte di guerra. Le madonne dell’Ermitage di Debra Dean.

 

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quest’anno ho detto no alle uova, di cioccolato e non.

o detto no al capretto, alle sorprese e a molte altre cose.

il motivo è semplice, sono a parigi per pasqua e quindi dico sì all’Oeuf à la cocque, al louvre al Musée rodin all’Ile de la cité  e all’Ile flottante ecc ecc ecc

ma mi sembrava brutto andare via senza salutare i miei 3 fedeli lettori (mamma so che sei lì da qualche parte) e augurarvi buona pasqua.

con QUESTO LIBRO

perciò, buona pasqua a tutti, dalla collina dei conigli

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