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Posts Tagged ‘reportage’

non c’è cosa più amata, ti dicono alcuni, della montagna. madre e matrigna. bella, eterna, immutevole e implacabile nei suoi repentini cambiamenti.

io sono una profana, lo ammetto, ma ricordo ancora un temporale durante una passeggiata d’estate, sulle alpi, in un rifugio. i tuoni e i lampi così vicini. mia madre che diceva a me e mio fratello di muoverci, di raggiungere l’altro, di rifugio, prima che il peggio arrivasse. me la ricordo come una giornata tutto sommato divertente. perché alla fine ci avevo guadagnato una fetta di torta al rifugio.

a mezzogiorno ho ripreso un articolo che avevo scritto martedì. Sulle Grandes Jorasses e i due alpinisti che hanno ritrovato un’ora fa. trovati morti nella neve.

e ho ritenuto opportuno inserire quello che ieri, per tempo e per spazio, non ho potuto mettere: Walter Bonatti

Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi

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Solo una Corte Ebraica potesse rendere giustizia agli Ebrei, ed era compito degli Ebrei porre a giudizio i propri nemici. Da qui la quasi universale ostilità degli Ebrei alla sola menzione di una corte di giustizia internazionale che avrebbe giudicato Eichmann, non per crimini “contro il Popolo Ebraico”, ma per crimini contro l’umanità commesse sui corpi del Popolo Ebraico

La banalità del Male

Yad Vashem, il museo di Israele sull’Olocausto, ha annunciato di aver trasferito su You Tube oltre 400 ore di immagini del processo al criminale nazista Adolf Eichmann che si tenne a Gerusalemme nel 1961/62. È possibile per tutti vedere i filmati delle udienze, con le dolorose testimonianze rese dai sopravvissuti dei lager, e vedere Eichmann, il “burocrate dello sterminio”. Il progetto rientra fra le varie iniziative pubbliche, accademiche, informative e di rievocazione promosse in Israele, in Germania e in altri Paesi.

La diffusione dei filmati del processo Eichmann su Youtube è parte di un più ampio progetto varato a gennaio dallo Yad Vashem e Google per facilitare, grazie alla rete, la preservazione e l’accesso del pubblico al più grande archivio di documenti sull’Olocausto. Il museo ha anche creato uno spazio apposito nel suo sito per il processo Eichmann che raccoglie informazioni, articoli, video, commenti e interviste per commemorare il 50mo anniversario di uno dei processi più importanti del XX secolo, iniziato a Gerusalemme l’11 aprile del 1961.

Adolf Eichmann fu rapito in argentina l’11 maggio 1960 da un commando del Mossad. Il criminale nazista viveva a Buenos Aires da una decina di anni, sotto il nome di Ricardo Klement (o Clement), ed era accusato di essere l’artefice e l’esecutore dei piani di sterminio di sei milioni di ebrei. Eichmann venne portato in segreto in Israele dove fu processato e condannato a morte il 15 dicembre 1961. Venne impiccato il 31 maggio 1962, dopo che le sue domande di grazia vennero respinte dal presidente dello stato di Israele Yitzhak Ben Zvi.

Per molti israeliani il processo Eichmann – le cui udienze furono trasmesse in diretta dalla radio – fu il primo contatto ravvicinato con la Shoah. Infatti fu il primo processo a un criminale nazista che si svolse in Israele e che diede via a un tormentato dibattito, che coinvolse anche i vertici politici e culturali del Paese, tra chi, come il politico David Ben Gurion, chiedeva l’attuazione della sentenza e i fautori della clemenza.

Questo processo è stato raccontato da Hanna Arendt che ne fece una serie di 5 reportage per il New Yorker dal titolo Eichman in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil, pubblicato in Italia con il titolo La banalità del male.

Analisi antropologica di cosa spinge l’uomo a fare il male, e che porta la Arendt a una conclusione:

tutti, in determinate circostanze avremmo agito come Eichman. tutti saremmo diventati dei burocrati del regime, ragionieri dell’olocausto.

il dibattito su questa conclusione della filosofa ebrea naturalizzata americana è tuttora in corso. ma voi leggete direttamente il libro.

io l’ho letto anni fa, avevo 16 anni e l’ho trovato in casa… e l’ho trovato inquietante, perché sì, bisogna ammetterlo, il male (ma fino a quali estremi?) potremmo farlo anche noi.


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i temi sociali entrano nelle pagine culturali? la riposta è sì, a volte, se escono libri giusti al momento giusto.

e su repubblica esce una recensione-intervista a Luca Cefisi, autore del saggio Bambini ladri. Tutta la verità sui piccoli rom, tra degrado e indifferenza (newton compton), un saggio sui piccoli che vivono nei campi rom, “una vergogna, un limbo” secondo Cefisi, consulente istituzionale per l’immigrazione e da sempre studioso del popolo rom.

un saggio che è anche un’inchiesta sul campo, tra luoghi comuni da smentire e verità da vedere, con occhi nuovi però, senza ideologismi veri o presunti.

perché, come ricorda Cefisi, “Nella memoria storica italiana, i bambini ladri ci sono eccome: basta leggere quello che scriveva Pasolini sulle borgate romane degli anni ’50. Eppure, nessuno in quegli anni predicava che i borgatari romani fossero criminali per natura, se mai ci si poneva il problema di toglierli dalle baracche per risolvere una situazione di disagio collettivo”.

 

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ieri su la stampa c’era una brevissima intervista a guadagnino, regista del film io sono l’amore, la sorpresa italiana candidata ai golden globe come migliore film straniero.

parlava dell’atmosfera, dell’attesa, delle speranze che, inevitabilmente,  bruciano se deluse. e parlava delle feste e delle persone che si incontrano nei party della red carpet season.

volete un’anticipazione di quello che accadrà agli oscar? no, non ho la sfera di cristallo, ma vi posso parlare dell’atmosfera anch’io.

prendete Zadie Smith, Changing My Mind: Occasional Essays (edito in italia da minumum fax, col titolo Cambiare idea).

uno dei suoi saggi occasionali era un breve reportage che la smith aveva realizzato nel 2006 per the sunday telegraph london.

Ten Notes on Oscar Weekend, dieci brevi punti che muovono fra giovani piacenti in piscina, tassisti, camerieri, tuttofare con una o più sceneggiature in tasca, feste da oscar con attori e attrici che si rivelano più o meno normali delle statue greche che stavano in albergo. il tutto senza mai dire il nome di un attore, di un film o di un regista.

per questo è una lettura che vale in ogni anno…

senza dimenticare che la smith, da saggista, è più brava che da narratrice. e io che lo credevo impossibile.

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é iniziato oggi su la repubblica la prima puntata di un reportage di Alberto Arbasino sul Madrid in inverno.

musei, teatri e suggestioni alla Velazquez. il tutto con lo stile inconfondibile di arbasino, che spesso, tra allusioni, citazioni e rimandi letterari, di cui è sempre infarcita la sua prosa, ci fa perdere la trebisonda. o ci fa capire quanto poco sappiamo. o magari è lui che sa troppo.

attendiamo le altre suggestioni del funambolo arbasino alla prossima puntata.

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