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Posts Tagged ‘food writing’

lo ha deciso il Publisher’s Weekly con un articolo intitolato worst book ever. e qual è il libro peggiore della storia? Microonde per uno. in effetti il pensiero è desolante… il microonde già di per se rimanda al cibo riscaldato o scongelato. la lasagna del giorno prima, se ti va bene. per uno poi fa una tristezza… da qualche parte in casa mia avevo intercettato un “cucinare sano con il microonde” che mi sembra fosse allegato, insieme alle istruzioni, all’effettivo elettrodomenstico che ha varcato al soglia di casa mia molti anni fa. e che giace parzialmente dimenticato in un mobiletto della cucina per le occasioni della lasagna di cui sopra. come potete vedere dalla meravigliosa grafica della copertina il libro che ha deliziato il Publisher weekly è della fine degli anni ottanta. amorevole.

in realtà il PW aveva già detto che altri due libri erano i peggiori di sempre… ma si scusa, anche i migliori possono sbagliare!  e il tutto è condito dalle meravigliose recensioni su amazon del libro.. a cui la redazione ha dato titoli come dopo il divorzio, saremmo morti di fame senza questo libro o simili.

impagabile!

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in realtà doveva essere uno di quei post stupidi che però allietano la giornata. perché ne ho veramente bisogno dopo 5 giorni a tradurre interviste audio in francese o in inglese di intellettuali politicamente impeganti che vengono dall’egitto, dalla tunisia e dalla palestina (potreste sentire il mio duro lavoro su Radio popolare, dove attualmente sto staggiando o stageando, come preferite).

allora ho deciso di iniziare cercando su google quanti risultati mi escono se scrivo Ode alle patate fritte, (che tra parentesi, speravo di mangiare stasera insieme alla bistecca di pollo, mi dovrò accotentare invece di spinacini e puré).
il risultato mi ha lasciato di stucco. perché sono di un’ignoranza ripugnante.infatti in cima ai risoltati di google c’era questo

Ode alle patate fritte

Scoppietta

nell’olio

friggendo

l’allegria

del mondo:

le patate

fritte

entrano

nella padella

come nivee

piume

del cigno del mattino

ed escono

semidorate dalla crepitante

ambra delle ulive.

L’aglio

aggiunge ad esse

la sua terrena fragranza,

il pepe,

polline che attraverso’ le scogliere,

e

vestite

a nuovo

con abito d’avorio, riempiono il piatto

ripetendo l’abbondanza

e la saporita semplicità della terra.

l’autore di questa delizia?Pablo Neruda

la mia ignoranza non ha confini, certo, ma da una boutade ne è uscita una cosa nuova. ho imparato qcs. sono meno ignorante. e io e Neruda abbiamo una cosa in comune.

son soddisfazioni!

ps: no, tranquilli, somiglianze non ne vedo, datemi tempo.

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i libri di cucina sono in vetta alle classifiche, nel bene e nel male.

sta ai sociologi e agli analisti capire il perché di questi exploit, e a proposito vi consiglio un articolo apparso su Repubblica a inizio settimana.

ma oggi ho trovato la recensione di un libro di cucina sul Giornale.

ma che libro di cucina, e che cuoco e, soprattutto scrittore.

io mi sono imbattuta in Antony Bourdain in televisione. no reservations in italia era tradotto come Viaggio di un cuoco. e in effetti era la parte dei viaggi quella che mi ha attirato di più. almeno all’inizio.(ne ha poi tratto dei libri, se vi interessa)

poi, nel vedere il programma, mi sono convertita: parare di cibo, di cucina, con giudizi a seconda dei casi accurati, generosi bonariamente critici o spietati. dati da un uomo curioso di tutto. che vive il cibo come vita. e che non ha peli sulla lingua.

certo, se devi andare a New York non leggere Kitchen Confidential. potrebbe farti venire voglia di vivere a schiscette per tutti i giorni del tuo soggiorno, sempre che tu riesca a trovare un negozio di alimentari come lo intendi tu.

certo lui non idealizza il lavoro del cuoco, anzi. l’inferno si è reinventato nelle cucine, a volte. gli chef protagonisti per lui non esistono, esistono i buoni e i cattivi chef, e questi ultimi tendono  ad essere anche i più disonesti (lo so, nulla di nuovo sul fronte occidentale. ma repetita iuvant)

adesso esce sempre per feltrinelli il suo nuovo libro Al sangue. e diciamo la verità, se le premesse sono quelle giuste, e il titolo in inglese, Medium Raw: A Bloody Valentine to the World of Food and the People Who Cook, sembra decisamente promettere bene. e anche la recensione è positiva.

ma io ricordo un’altra recensione, sul new york times book review di luglio, in cui si diceva una cosa interessante. il libro è come la carne del titolo, a media cottura.

ma è sempre una ventata d’aria fresca nel mondo del Food writing, non vi pare? perché di ricettari come si vedono in classifica non ne posso più…

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