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Posts Tagged ‘critica letteraria’

Una parata di 200 copertine, una di fianco all’altra, per annunciare un “very big deal” come è scritto nell’articolo che presenta il numero 200 della Paris Review

The Paris Review, 200 uscite piene di fiction racconti,  poesie, lettere e un archivio di interviste, iniziate negli anni ‘5o, da far venire i brividi. – le mie preferite? Italo Calvino e Alice Munro, ma me ne mancano ancora MOLTE da leggere….

in attesa del prossimo grande numero.

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lo ha deciso il Publisher’s Weekly con un articolo intitolato worst book ever. e qual è il libro peggiore della storia? Microonde per uno. in effetti il pensiero è desolante… il microonde già di per se rimanda al cibo riscaldato o scongelato. la lasagna del giorno prima, se ti va bene. per uno poi fa una tristezza… da qualche parte in casa mia avevo intercettato un “cucinare sano con il microonde” che mi sembra fosse allegato, insieme alle istruzioni, all’effettivo elettrodomenstico che ha varcato al soglia di casa mia molti anni fa. e che giace parzialmente dimenticato in un mobiletto della cucina per le occasioni della lasagna di cui sopra. come potete vedere dalla meravigliosa grafica della copertina il libro che ha deliziato il Publisher weekly è della fine degli anni ottanta. amorevole.

in realtà il PW aveva già detto che altri due libri erano i peggiori di sempre… ma si scusa, anche i migliori possono sbagliare!  e il tutto è condito dalle meravigliose recensioni su amazon del libro.. a cui la redazione ha dato titoli come dopo il divorzio, saremmo morti di fame senza questo libro o simili.

impagabile!

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concordo in pieno.

Anita Silvey ha intervistato più di 100 personalità dell’arte, della politica, dello spettacolo e della cultura americani chiedendo:

What children’s book changed the way you see the world?

la risposta di ognuno? beh, io penso di sapere la mia. e la vostra?

in aggiunta metto il lungo video che la Library of Congress degli Stati Uniti ha dedicato a questo libro:

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Michiko è Michiko Kakutani, firma di punta del New York Times. anzi, critico di punta della NYT Review of Books.

oggi esce sul New York Times (leggibile anche on line) un articolo della Kakutani intitolato Sorvey of Books About Osama Bin Laden.

un vero e proprio pezzo di servizio, con lo scopo di dare un orientamento di massima fra il mare di letteratura osamistica, come spiega la stessa Kakutani:

Below is an annotated list of some of the more useful ones.
Some of these books are primarily concerned with giving the reader a bildungsroman-like account of Bin Laden’s transformation into a charismatic leader from a callow young man who “couldn’t lead eight ducks across the street,” as Prince Bandar, the former Saudi ambassador in Washington, once said. They underscore the unresolved Oedipal problems (not unlike those of George W. Bush) that he had with his powerful and wealthy father, while exploring the role that older mentors played in his growing radicalization.

si tratta di otto libri già recensiti sul NYT e di cui, oltre al link che rinvia alla recensione vera e propria, c’è un breve commento. i libro vanno da 2001 (HOLY WAR, INC.: Inside the Secret World of Osama bin Laden, by Peter L. Bergen) al 2011 (THE LONGEST WAR: The Enduring Conflict Between America and Al-Qaeda, by Peter L. Bergen).

e sempre oggi per la rubrica Books of the Times esce la recensione di un libro su Ann Dunham, la madre di Barack Hussein Obama, il Presidente degli Stati Uniti. Si intitola A Singular Woman, ed è scritto da Catherine Lutz:

In “A Singular Woman,” the author Janny Scott goes beyond what we know about Barack Obama’s mother – a “white woman from Kansas” – to portray a woman who took a more difficult path than her peers’.

buona lettura!

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leggendo, che domanda.

ma leggendo cosa?

  • leggendo i libri
  • leggendo cosa gli altri scrivono di altri libri
  • leggendo cosa gli altri pensano di alcuni autori
  • leggendo bibliografie (qualcuno lo fa)
  • leggendo dorsi di libri in biblioteca
  • leggendo copertine, quarte di copertine, alette e fascette in biblioteca o in libreria
  • leggendo la pubblicità sui giornali (o evitando i libri la cui pubblicità appare sui media)
  • leggendo rigorosamente a caso pescando dal mucchio di libri che ci sono a casa tua, dei tuoi, dei nonni, degli zii, dei nonni degli zii, degli amici, degli zii degli amici ecc ecc ecc.

in parole povere? non l’ho ancora capito.

soprattutto perché non ho idea di cosa sia PER VOI un buon autore.

ma di sicuro lo so per Dave Eggers, il cui articolo sulla vita da scrittore ha in sé la risposta a questo quesito: cos’é un buon autore?

Alla fine della lezione, quando abbiamo votato “sì”, “no” o “forse”, tutte le mani hanno detto sì, e io me ne sono tornato a casa elettrizzato dalla forza della parola scritta. […]

Ma in realtà i promemoria aiutano. Quando passi otto ore in un capanno a cercare di buttare giù qualche parola, ti aggrappi a ogni brandello di ispirazione che riesci a trovare. E il modo migliore per trovare ispirazione, almeno per me, è vedere l’effetto che la grande scrittura ha sui giovani. È difficile prevedere le loro reazioni, che sono sempre brutalmente oneste. Ma quando amano qualcosa il loro entusiasmo è assolutamente candido e completamente privo di cinismo.

a cosa si deve il plebiscito di mani alzate? (e se non avete capito, pigroni! andate a leggere l’articolo su L’Internazionale che ho linkato sopra!)

a un racconto pubblicato sulla rivista  Gulf Coast, edita dall’ University of Houston, e che ho rintracciato nel week end on line.

si intitola Pleiades, scritto da Anjali Sachdeva, freelance editor e insegnante di scrittura creativa. parla di scienza, genetica, libertà, destino, affetti, morte.

ecco l’inizio

Del
My parents were geneticists. They had a firm belief in the power of science to fix everything, to create everything. This belief was their religion, and they liked to proselytize as much as any born-again Christians. When they decided to have children they saw the opportunity to share their faith in science with the world. They wanted to make miracle babies so unbelievable that people would stop and stare, their own organic equivalent of a billboard for Jesus. Their original idea was to develop an in vitro procedure that would create identical twins. But they decided twins weren’t spectacular enough, not enough of a challenge. They settled on septuplets. One fertilized egg split into seven pieces made seven sisters, all of us identical. Pleiades, my father used to call us, after the constellation of seven stars.

siete curiosi di sapere come continua, vero? allora andate qui, con le sette sorelle

Pleiadi

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lo giuro, non lo faccio per avere un’impennata nei lettori e penso che l’immagine del Bernini vi rassicuri.

Gian Lorenzo Bernini, L'estasi di Santa Teresa, Roma, Santa Maria della Vittoria

 

ma l’articolo pubblicato dall’Internazionale merita.

Kama sutra senza peccato

di Hanif Kureishi

è in realtà un bella riflessione su regole, piacere, autorità e divertimento.

che cita Lady Chatterley, la cui lettura proibita dava più brividi per la priibizione in sè che per la scabrosità di certe scene (che ora, en passant, non ci fanno muovere un sopracciglio).

certo kureishi ci parla anche del Kama sutra

In realtà il Kama sutra di Vatsyayana è una raccolta di consigli sul comportamento sociale e romantico, compilata milleseicento anni fa e destinata ai giovani ricchi e mondani dell’epoca. Offre informazioni sull’igiene e sulle posizioni sessuali, spiega come non creare scompiglio negli harem, come trattare con le cortigiane, come comportarsi con le “mogli degli altri”. Sostiene che un gentiluomo dovrebbe tenersi alla larga dai lebbrosi, dalle donne maleodoranti e da chiunque abbia delle pustole bianche. È malizioso, divertente e sorprendente.

e ci parla, lo scrittore inglese, di Divieti e piacere,

era proprio il rapporto con il divieto che divertiva e intrigava Stendhal. Il divieto rende possibile il divertimento serio, proprio come le regole rendono possibile lo sport. Se spariscono l’autorità e i tabù, non aumenta il divertimento, aumenta il nulla, soprattutto perché tendiamo a trattarci più severamente di quanto facciano le autorità.

e da qui in poi si cita (si parla?) di Clinton e del rapporto Kinsey, di emma Bovary e di Baudelaire e anche de Il piacere dell’autoprivazione

Il ritorno del fondamentalismo religioso nelle sue tante forme si accompagna alla necessaria presenza del peccato, all’orrore del piacere e alla volontà di regolarlo severamente. Il fondamentalismo, e l’obbedienza che impone, è un tentativo di abolire i conflitti legati al piacere. Ma in un contesto simile, il piacere dell’autoprivazione – l’obbedienza religiosa, la dieta e altre forme di astinenza – può sostituire il godimento autentico. Il piacere sa essere opportunista: è un parassita che si attacca a qualunque cosa.

e da qui in poi Kureishi divide fra sesso, di cui abbiamo visto tutto, e più volte, e sessualità

solo i poeti e, a volte, i romanzieri riescono a mettere su carta la sensualità. Esprimere l’estasi, comunque, è difficilissimo. Bisogna ascoltare la musica soul, Billie Holiday, Marvin Gaye, Aretha Franklin o alcuni cantanti rnb per capire e sentire quanto il desiderio, il bisogno, la perdita e l’appagamento possono essere impeccabilmente intrecciati ed esercitare un effetto evidente sull’ascoltatore, facendogli venire voglia di piangere o di ballare.

cosa scegliamo, l’ardore pericoloso del piacere come confronti diretto o il bagliore del piacere kantianamente preso come via per l’illuminazione?

forse neanche Kureishi ha la risposta, ma un consiglio sicuramente

Ma scegliendo il bagliore invece del confronto, si perde la sostanza. Anche chi legge il Kama sutra è lontano dalla sostanza, e rischia di restarci. Quale che sia l’orizzonte verso cui volete guidare il vostro piacere, con una mappa sbagliata non arriverete mai a destinazione.

Khajuraho temple, India

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un tempo esisteva il femminismo. ma non tanto tempo fa, per intenderci. giusto quel tanto che basta per tornare indietro, allo status quo, “naturale” secondo alcuni, dell’androcentrismo della società.

parlo dell’italia, voi direte. e no, perché la scomparsa del femminismo – delle femministe? –  è altamente diffusa nel mondo occidentale. due esempi:

1) un’inchiesta di un giornale tedesco ha posto il problema delle “quote rosa in redazione”. è sì, perché anche i nostri cugini teutonici hanno qualche problema di par condicio a livello sessuale. la cosa che più mi stupisce é che, a parte un trafiletto su La Stampa, nessun’altro ne abbia parlato. nell’attesa di un inchiesta simile in italia io mi rivolgo all’eccellente Internazionale: traducetela e diffondetela voi, la lieta novella!

2)fresca fresca dal tuttolibri di ieri:  Giovanna Zucconi nella rubrica Che libro fa… parla di quote rosa nei giornali ANGLOAMERICANI e parla di un lato particolare dei giornali americani. le recensioni.

vittime eccellenti, benché inconsapevoli, oltre alla miriade di buone scrittrici e critiche letterarie americane, le più prestigiose testate letterarie angloamerticane:

«Il putiferio è scatenato dall’associazione Vida – Women in Literary Arts, che ha mostrato le percentuali di recensori donna e di libri scritti da donne recensiti dalla New York Times Book Review, dal Times Literary Supplement, da Harpers, dalla London Review of Books, eccetera. Per esempio, la New York Review of Books ha pubblicato 462 articoli di maschi contro 79 di femmine, e ha recensito 306 libri di maschi contro 59 di femmine. Mesta contabilità».

e la zucconi aggiunge carne al fuoco, una carne che oggi, domenica 13 febbraio, è particolarmente vissuta dalle donne italiane:

«Di questo passo, ci vorranno 500 anni per raggiungere la parità fra i sessi. Così nel trailer del film Miss Representation di Jennifer Siebel Newsom, visto e premiato al Sundance Festival: un documentario su come i media americani rappresentano le donne e il corpo delle donne».

non so voi, ma ecco cosa farò:

1) cercherò i dati della vida

2) cercherò tutti i bei libri delle scrittrici americane, e non, che ho letto negli ultimi anni (e qui sono fortunata, perché fra la munro, la oates, atwood, alcune scrittrici asiatiche  ecc ecc ne ho di materiale)

3) cercherò le newsletter del new york times book review che mi arrivano settimanalmente. (e di cui, mea culpa, leggo solo i libri che mi interessano e le recensioni della kakutani.)

4) proverò a NON fare mente locale sull’editoria femminile in italia… ci ho già dedicato una tesi di laurea, vorrei evitare di deprimermi dovendo allargare il campo alla genia delle case editrici tout-cout.

5) spererò che il documentario presentato al Sundance arrivi anche da noi.

chissà perché, ma temo che qui la situazione continuerà ad essere: bello e invisibile, per molto più di 500 anni.

 

 

ps: pregasi notare la perplessità di fianco all’immagine… e pazienza se  pioveranno gli insulti!

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