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Posts Tagged ‘stati uniti’

Un trasloco particolare. Il trasloco di una intera biblioteca all’Università di Yale. Anno 1930, è un mattino di inizio luglio. Un filmato in bianco e nero pubblicato dalla celebre università americana, che sì, ha un account youtube,  mostra i bibliotecari che spostano la collezione di libri dalla Old Library (ora ribattezzata Dwight Chapel) alla loro nuova casa, la Sterling Memorial Library. Appena completata.
Prima escono dall’edificio austeri signori in giacca e con libro sotto braccio. Poi giovani donne, sorridenti, forse divertite dalla telecamera, forse incuriosite.ecco gli schedari, le scatole piene dei preziosi volumi, che arrivano con un carretto o una macchina. O vengono fatti scivolare fra i cortili.
Eccovi la loro parata, e l’aggirarsi per i corridoi della nuova biblioteca.

Ps: ma se mai capiterà a casa mia di dover traslocare i libri, c’è un modo per far arrivare i dilingentissimi bibliotecari di Yale ad aiutare? No? Mannaggia!

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Queste più o meno le parole che il gigante Barnes & Noble avrebbe potuto dire ad Amazon, se si antropomorfizzassero. modello Godzilla Vs robottone/toporadiottivo/varie-ed-eventuali di meravigliose serie di film giapponesi. o anche Corvo rosso non avrai il mio scalpo.

ok, basta nubifragi cinematografici e veniamo al sodo. Dopo le esternazioni di Franzen (en passant, oggi se ne parla su repubblica), arrivano nuove dal mondo americano dell’editoria. e si parla proprio di e-book. Barnes & Noble si rifuta di vendere i libri che Amazon pubblica con il suo “braccio armato editoriale” Amazon Publishing.

B&N ha totalmente bandito dai suoi scaffali anche i libri di altri editori che hanno stratto un accordo con Amazon per pubblicare e distribuire i libri che escono con loro.

è in atto una guerra? non saprei. certo l’aggressività di Amazon, un suo marchio di fabbrica, si riversa anche nel settore publishing.

e coem fanno notare in molti, il bando crea più problemi a Amazon piuttosto che a B&N. come riporta il NY Times nel suo articolo

“I can’t see that most authors who want a print publication would welcome the idea of not being carried in Barnes & Noble and depend on Amazon for their sales,” said Elyse Cheney, a literary agent. “If you’re doing a print book, you kind of have to be in Barnes & Noble.”

“non vedo come molti autori che vogliono vedere il proprio libro stampato accolgano l’idea di dipendere da amazon e non da barnes & noble per le vendite” dice Elyse Cheney, agente letterario, “se pubblichi un libro vuoi vederlo negli scaffali di Barnes & Noble.”

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lo ha deciso il Publisher’s Weekly con un articolo intitolato worst book ever. e qual è il libro peggiore della storia? Microonde per uno. in effetti il pensiero è desolante… il microonde già di per se rimanda al cibo riscaldato o scongelato. la lasagna del giorno prima, se ti va bene. per uno poi fa una tristezza… da qualche parte in casa mia avevo intercettato un “cucinare sano con il microonde” che mi sembra fosse allegato, insieme alle istruzioni, all’effettivo elettrodomenstico che ha varcato al soglia di casa mia molti anni fa. e che giace parzialmente dimenticato in un mobiletto della cucina per le occasioni della lasagna di cui sopra. come potete vedere dalla meravigliosa grafica della copertina il libro che ha deliziato il Publisher weekly è della fine degli anni ottanta. amorevole.

in realtà il PW aveva già detto che altri due libri erano i peggiori di sempre… ma si scusa, anche i migliori possono sbagliare!  e il tutto è condito dalle meravigliose recensioni su amazon del libro.. a cui la redazione ha dato titoli come dopo il divorzio, saremmo morti di fame senza questo libro o simili.

impagabile!

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concordo in pieno.

Anita Silvey ha intervistato più di 100 personalità dell’arte, della politica, dello spettacolo e della cultura americani chiedendo:

What children’s book changed the way you see the world?

la risposta di ognuno? beh, io penso di sapere la mia. e la vostra?

in aggiunta metto il lungo video che la Library of Congress degli Stati Uniti ha dedicato a questo libro:

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esattamente un mese fa, in biblioteca, ho preso un mano un libricino edito da neri pozza. di primo acchito l’ho preso più per motivi cromatici, poi ho letto il titolo e infine l’autore. ed è qui che nella mia testa si accende la lampadina di eta beta: ma certo, il premio pulizer 2010!

io avevo letto solo la recensione del NYT su questo cinderella man e la bravissima recensione del New Yorker

This compact, adamantine début dips in and out of the consciousness of a New England patriarch named George Washington Crosby as he lies dying on a hospital bed in his living room, “right where they put the dining room table, fitted with its two extra leaves for holiday dinners.” The story traces Crosby’s life back to his hardscrabble Maine childhood, where his father was a tinker and travelling salesman who suffered from epileptic seizures. Crosby’s emotional life is dominated by his father’s abandonment of the family on learning that his wife was planning to have him institutionalized, but the most memorable parts of Harding’s novel may be his depiction of a nineteenth-century landscape complete with mule-drawn carts and “frozen wood so brittle that it rang when you split it.” In Harding’s skillful evocation, Crosby’s life, seen from its final moments, becomes a mosaic of memories, “showing him a different self every time he tried to make an assessment.”

Perciò il titolo italiano non  mi permetteva il collegamento neuronale… solo dopo  mi sono accorta dello strillo in copertina. peraltro decisamente elegante e poco vistoso.

oggi Paul Harding è al salone del libro, alle 16, nella sala blu.

il romanzo è splendido, pieno di vita e del racconto di una morte, dello scorrere del tempo e di come funzionano gli orologi… ma voi lo sapevate che esiste una ruota di fuga del tempo? leggete questo romanzo e salterete dalla vita del padre a quella del figlio, entrambe segnate dallo scorrere delle stagioni e, con differenti modalità, dalla malattia. entrambi non si rassegnano e in un’inaspettato reincontro sottotono si capisce come il tempo, una volta fuggito, è solo ciò che è dietro di noi. ma ci ha resi noi stessi, nel bene e nel male.

dalla scheda sull’autore tratta dal sito del salone:

Harding, Paul

Scrittore americano di narrativa e premio Pulitzer è nato nel 1967. Dopo una giovinezza da batterista, ha scelto una carriera letteraria con il Master alla Iowa Writers’ Workshop (2000). Attualmente è docente di Scrittura creativa all’Università di Harvard. Ha pubblicato “Tinkers” (2009): il suo primo romanzo, ambientato nel Maine, è il resoconto degli ultimi giorni di vita di George Washington Crosby che si intrecciano con la vita del padre, un “tinker” che girava su un carro di villaggio in villaggio vendendo e riparando attrezzi e piccole cose. L’opera ha vinto il premio Pulitzer 2010 nella sezione dedicata alla narrativa. Al Salone l’autore presenta l’edizione italiana di “Tinkers”, intitolata “L’ultimo inverno” (Neri Pozza, 2011).

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Michiko è Michiko Kakutani, firma di punta del New York Times. anzi, critico di punta della NYT Review of Books.

oggi esce sul New York Times (leggibile anche on line) un articolo della Kakutani intitolato Sorvey of Books About Osama Bin Laden.

un vero e proprio pezzo di servizio, con lo scopo di dare un orientamento di massima fra il mare di letteratura osamistica, come spiega la stessa Kakutani:

Below is an annotated list of some of the more useful ones.
Some of these books are primarily concerned with giving the reader a bildungsroman-like account of Bin Laden’s transformation into a charismatic leader from a callow young man who “couldn’t lead eight ducks across the street,” as Prince Bandar, the former Saudi ambassador in Washington, once said. They underscore the unresolved Oedipal problems (not unlike those of George W. Bush) that he had with his powerful and wealthy father, while exploring the role that older mentors played in his growing radicalization.

si tratta di otto libri già recensiti sul NYT e di cui, oltre al link che rinvia alla recensione vera e propria, c’è un breve commento. i libro vanno da 2001 (HOLY WAR, INC.: Inside the Secret World of Osama bin Laden, by Peter L. Bergen) al 2011 (THE LONGEST WAR: The Enduring Conflict Between America and Al-Qaeda, by Peter L. Bergen).

e sempre oggi per la rubrica Books of the Times esce la recensione di un libro su Ann Dunham, la madre di Barack Hussein Obama, il Presidente degli Stati Uniti. Si intitola A Singular Woman, ed è scritto da Catherine Lutz:

In “A Singular Woman,” the author Janny Scott goes beyond what we know about Barack Obama’s mother – a “white woman from Kansas” – to portray a woman who took a more difficult path than her peers’.

buona lettura!

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Un unfinished novel ?

sottotitolo. del romanzo e del post… e il punto di domanda è solo mio.

perché oggi faccio l’aggregatore. che è poi, in sostanza, quello che ha fatto Bonnie Nadell, l’editor di Wallace, quando, scoperti fogli e fogli dell’incompiuto di Wallace, ha deciso di dotarsi di certosina pazienza e di connetterli, assemblarli, editarli… magari in attesa di un volume dell’enciclopedia britannica dal titolo: all the papers left in his garage by DFW. Voyeurismo a gogò di cui sarei una vittima sicura.

L’editor aveva un compito molto arduo. no, precisiamo, si è assunto un compito molto arduo, direi quasi impossibile. cercare di dare forma a ciò che, forse, aveva forma solo nella testa di Wallace. e di cui resta una sola certezza: non sapremo mai cosa The Pale King avrebbe potuto essere alla fine della sua stesura (sappiamo, tra l’altro che Wallace era un perfezionista estremo, e che avrebbe dato alle stampe il testo solo quando ne sarebbe stato totalmente certo).

derto sappiamo cosa era The Pale King in quel preciso momento della sua stesura. una stesura disordinata, non cronologica, fatta di salti e rimbalzi, paragrafi interrotti e situazioni in fieri. una stesura che si è interrotta.

oggi faccio anch’io da aggregatore, e vi segnalo un po’ di recensioni. meditateci sopra. e vi consiglio di iniziare dal primo, lungo articolo del times, che spiega proprio la genesi di questa pubblicazione:

Times: Unfinished Business

New York Times: David Foster Wallace: the Last Audit

The Sunday Times: David Foster Wallace’s less-than-final text

The Huffington Post: New David Foster Wallace Novel “The Pale King” Renews Debate About Posthumous Books

Guardian: In search of David Foster Wallace’s Pale King

The Washington Post: David Foster Wallace’s ‘Pale King’: Plot takes back seat to mood and ideas

The Independent: The Pale King, By David Foster Wallace

The Daily Beast: The David Foster Wallace Generation

Edizione americana di The Pale King

Edizione inglese di The Pale King

(non so se l’avete notato, ma la dicitura Un Unfinished Novel c’è unicamente nell’edizione inglese…)

nonostante tutto, se fossi un autore, non so se preferirei vedere le mie carte, all my unfinished business, dati alle stampe oppure, come in una vecchia novella, dire “Roba mia, vientene con me!”.

magari davanti a un bel falò…

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