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Interessanti queste brevi interviste a scrittrici arabe di cui parla il blog Arabic Literature (in English).

Diane D’Almeida, bibliotecaria alla Boston University, ha viaggiato grazie a una borsa di studio Fullbright  in Giordania e Siria. Ha contattato alcune scrittrici e ha realizzato video interviste che si possono vedere  all’interno del progetto Contemporary Arab Women Writers.

Diane ha posto a tutte le scrittrici le stesse domande: Perché si scrive? Per chi (se ci si immagina un pubblico)? Come immagina “ispirazione”? Aiuta gli autori giovani ed emergenti?

il progetto è ancora in fieri. ma può essere interessante da vedere, anche per conoscere nuovi autori.

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il gioco di parole è intraducibile in italiano, fra selfconcius/consapevole di sè stesso e shelf/ ripiano della libreria.

sarebbe: consapevoli di cosa i nostri ripiani della libreria dicono di noi.

L’articolo è comunque delizioso. dritto dritto dal Paris Review Daily blog.

Shelf-Conscious by Francesca Mari

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L’età è degna di rispetto: 200 anni. E c’è chi ancora rimpiange che alla sua morte, nel 1870, abbia lasciato incompiuto il suo ultimo romanzo Il Mistero di Edwin Rood. Charles Dickens aveva 58 anni e il destino di Edwin Rood resterà un mistero. Ma secondo me il buon Charlie ride sotto i favoriti all’ideadi avere creato un cliffanger di tale portata, lui, che era uno dei maestri dei finali di capitolo a sorpresa;  “volete sapere come continua no le avventure di Pip o Dorrit o Oliver, Lady Dedlock o Chuzzlewit? allora comprate il prossimo numero della rivista che mi pubblica! (e fatemi guadagnare, a latere)”.

Grandi festeggiamenti comunque in Gran Bretagna, dove hanno iniziato con mesi in anticipo.

Il beneamato Guardian ha creato una sezione apposita, chiamata Charles Dickes. Fateci un giro, e guardate quanti articoli Dickens-related ci si sono.

le chicche di oggi? eccone alcune

The Charles Dickens 200th birthday quiz answers

Charles Dickens’ London spots – in pictures

A brief tour of the writer’s haunts and the places he depicted in his novels

A letter to Charles Dickens on his 200th birthday

Claire Tomalin, who wrote a biography of the novelist, wonders what he would make of the 21st century

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sì, lo so, è un po’ che non ci si vede…

no, lo so, non ho scusanti…

ma oggi segnale una cosa raccapricciante. c’è un fenomeno che corrode la società e i valori e danneggia la società nel profondo. e che domani sarà sui giornali, presumo.

un fenomeno che disgraziatamente causa nell’utente una gratificazione immediata e perciò più superficiale, la facilità dell’io-lo-voglio-e-ce.l’ho-con-un-click. che è fatto su un supporto ineffabile e perciò corrodibile…

no, non sono impazzita ma praticamente riporto i titoli dei giornali riguardo a una dichiarazione di Jonathan Franzen, l’autore di Le Correzioni e del più recente Libertà, al festival di Hay a Cartagena, Colombia. Una polemica che sicuramente troveremo domani sulle pagine culturali dei quotidiani italiani, e che ho visto fresco fresco stamattina su Telegraph,

l’e-book danneggia la società. eccessivo? sì, secondo me.

certo, poi magari il fulcro del suo discorso è qualcosa di meno legato all’aggeggino con cui possiamo leggere gli e-book e dice che in realtà si tratta di qualcosa di più profondo. riguarda la fluidità della vita:

I think, for serious readers, a sense of permanence has always been part of the experience. Everything else in your life is fluid, but here is this text that doesn’t change.

Franzen parla anche del lato performativo della lettura. e del piacere di aprire un libro, sedersi, leggerlo. certo, il suo focus riguarda la durabilità dell’oggetto-libro: se anche i libri sono transitori, dove sono le certezze della vita? lui, da scrittore, guarda la digitalizzazione della vita in ciò che gli è più vicino.

io, da fanatica della carta, capisco ma obbietto – su una base estremamente razionale e down-to-earth, some direbbero gli inglesi: forse non sarà l’ebook la causa prima di un crollo dei valori della società, no? certo, spero che i libri a tre dimensioni non smettano di esistere ed essere creati. il libro è un tecnologia vincente, lo è da migliaia di anni…

il problema è la qualità: di ciò che è scritto, da una parte; del suo supporto dall’altra. ho a casa libri che hanno sessant’anni e che sembrano nuovi. altri libri li ho comprati anni fa e la carta, acida, si sta già suicidando.

ma il grande romanziere americano ha parlato, il lancio è obbligatorio, gli strilli pure.  diamo tempo al tempo, fra libro e e-book il vincitore lo conosceranno solo i posteri…

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maledetta influenza. uno ha tre gironi di ferie e si becca l’influenza.. quidi deve stare a casa di più. non è che io mi lamenti, ci mancherebbe. però direi che decisamente preferisco NON stare male.
anche perché se sto male leggo poco… mi viene mal di testa, male alle spalle, i libri pesano un quintale e sono scritti così in piccolo che, come direbbe la mia nonna, ti va insieme la vista.
però qualcosa ho letto (oltre ad avere dormito, fissato il soffitto, visto vecchi film con katherine hepburn e cary grant e coccolato il gatto bevendo tisane)

nell’ordine:

  • Philip Pullman, Un rubino di fumo. libro per ragazzi in cui si parla di bassifondi, malavita, viaggi, pirati, società segrete, fotografi, rivolta dei sepoy e traffico di oppio. ambientato a londra nel 1873.
  • Neil Gaiman, The Sandman, vol 3 e 4. Graphic novel, bella sia nelle brevi storie del vol 3 sia nella lunga e complessa Season of Mists del volume 5. in cui un lucifero abbandona l’inferno e il pluralia majestatis. insieme.
  • Su Tong, vite di donne. due brevi racconti ambientati in cina. imperniati sulle donne  e le relazioni familiari e fra di loro. terribile e affascinante da leggere.
  • Edith Wharton, The Buccaneers. fresco fresco questo regalo di mio fratello. un romanzo che amo molto, anche se trovo l’altro, quello più famoso, decisamente migliore… ma amo il personaggio di Nan, e credo che l’insoddisfazione per il fatto che l’autrice non abbia potuto finirlo e rifinirlo non mi abbandonerà mai.

pescate ciò che volete. non sono mica schizzinosa. d’altronde, quando si è malati è meglio indulgere nei piccoli piaceri che ci sono concessi. e la libera lettura è uno di questi

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adesso non si va a curiosare neanche più nelle librerie della gente. o sui comodini. (nei cassetti non si ficca mai il naso, per non parlare degli armadi) . è una sana e vecchia abitudine quella di entrare in una casa, o in un ufficio, e di guardarsi intorno alla ricerca di libri. si fanno interessanti scoperte. ed è impagabile le cose che puoi scoprire. libri che hai letto o vorresti leggere. i libri che non sei mai riuscito a finire, e in quel caso bisogna resistere alla curiosità di chiedergli se l’ha letto veramente, e fino alla fine. i classici della letteratura, del pensiero, e di chissà che altro che anche noi abbiamo a casa, da qualche parte. le collane da allegato-dei-quotidiani, che  fanno sempre l’effetto “vabbè, ce li ho tutti, è una bella collezione, che faccio? li metto in solaio o li metto in libreria. però poi sembro il direttore del quotidiano che ‘sti libri li vendeva che è chiamato a intervenire al tiggì delle otto…”.

adesso si chiede direttamente allo scrittore di poter vedere il suo desktop. quindi, anziché dirci quali sono i libri che uno scrittore ha nella sua libreria, e pregasi specificare quali ha acquistato di sua volontà, quali sono gentile omaggio di uffici stampa di case editrici. e lo fa il Guardian, ovviamente, nella serie writer’s desktops. il primo?

Tom McCarthy: My desktop

In the first of a new series where writers show us around their working

lives by revealing what’s on their computer desktops, Tom McCarthy explains how technology is woven into his creative life

ammazza… come la tecnologia è intrecciata alla sua vita creativa… e poi kafka, la columbia university, naoimi klein, georges battaille, sade, sonic youth…. profondo… così profondo…

ma nelle prime righe una folgorazione, anche ovvia, se vogliamo essere cattivi, e una meravigliosa frase sulla neve

I don’t have a desktop image. It’s best to write against nothing, rather than something. Just having white, pure white, is seductive. Anyone who’s ever pissed on snow will understand this.

la serie è iniziata settimana scorsa, la prossima puntata chissà.

e io ripenso ai miei dekstop: renoir invaso da collegamenti sul portatile ereditato da mio fratello; uno dei due gatti a scelta (entrambi in una foto sarebbe pura fantascienza o uno dei segni dell’apocalisse) sul netbook che uso per la scuola; e una orribile immagine fastidiosa blu e bianca con il logo del master nel portatile del master. ho files sparsi in ciascuno di questi desktop… alcuni li ho abbandonati lì
forse è meglio che ripigli in mano carta e penna e vada alla scrivania vera, mica quella virtuale. sempre però che trovi un angolo libero sotto il caos che io stessa ho creato lì sopra…

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in realtà doveva essere uno di quei post stupidi che però allietano la giornata. perché ne ho veramente bisogno dopo 5 giorni a tradurre interviste audio in francese o in inglese di intellettuali politicamente impeganti che vengono dall’egitto, dalla tunisia e dalla palestina (potreste sentire il mio duro lavoro su Radio popolare, dove attualmente sto staggiando o stageando, come preferite).

allora ho deciso di iniziare cercando su google quanti risultati mi escono se scrivo Ode alle patate fritte, (che tra parentesi, speravo di mangiare stasera insieme alla bistecca di pollo, mi dovrò accotentare invece di spinacini e puré).
il risultato mi ha lasciato di stucco. perché sono di un’ignoranza ripugnante.infatti in cima ai risoltati di google c’era questo

Ode alle patate fritte

Scoppietta

nell’olio

friggendo

l’allegria

del mondo:

le patate

fritte

entrano

nella padella

come nivee

piume

del cigno del mattino

ed escono

semidorate dalla crepitante

ambra delle ulive.

L’aglio

aggiunge ad esse

la sua terrena fragranza,

il pepe,

polline che attraverso’ le scogliere,

e

vestite

a nuovo

con abito d’avorio, riempiono il piatto

ripetendo l’abbondanza

e la saporita semplicità della terra.

l’autore di questa delizia?Pablo Neruda

la mia ignoranza non ha confini, certo, ma da una boutade ne è uscita una cosa nuova. ho imparato qcs. sono meno ignorante. e io e Neruda abbiamo una cosa in comune.

son soddisfazioni!

ps: no, tranquilli, somiglianze non ne vedo, datemi tempo.

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