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Posts Tagged ‘non-fiction’

non c’è cosa più amata, ti dicono alcuni, della montagna. madre e matrigna. bella, eterna, immutevole e implacabile nei suoi repentini cambiamenti.

io sono una profana, lo ammetto, ma ricordo ancora un temporale durante una passeggiata d’estate, sulle alpi, in un rifugio. i tuoni e i lampi così vicini. mia madre che diceva a me e mio fratello di muoverci, di raggiungere l’altro, di rifugio, prima che il peggio arrivasse. me la ricordo come una giornata tutto sommato divertente. perché alla fine ci avevo guadagnato una fetta di torta al rifugio.

a mezzogiorno ho ripreso un articolo che avevo scritto martedì. Sulle Grandes Jorasses e i due alpinisti che hanno ritrovato un’ora fa. trovati morti nella neve.

e ho ritenuto opportuno inserire quello che ieri, per tempo e per spazio, non ho potuto mettere: Walter Bonatti

Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi

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si svolge oggi a milano un convegno importante, per parlare delle opere d’arte trafugate durante la guerra dai nazisti.

Holocaust Art Looting and Restitution Symposium, Milan, 23 June 2011

a organizzarlo la casa d’aste Christie’s e l’Art Law Commission dell’Unione internazionale avvocati (Uia). Tra i relatori italiani Ilaria Pavan (Normale di Pisa), Tullio Scovazzi (docente di Diritto Internazionale all’Università Milano Bicocca) e il capitano Andrea Ilari (Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturaledi Monza). il convegno è internazionale, il primo del genere in Italia, e vi parteciperanno molti esperti come Agnes Peresztegi della Commissione for Art Recovery, Howard Spiegler, presidente della Art Law Commission della Union Internationale des Avocats.

le vicende delle opere trafugate dai nazisti hanno dato vita ad accesi dibattiti internazionali, cause, e rivendicazioni, due begli articoli parlano di queste vicende raccontando uno, l’Avvenire, la storia generale delle razzie naziste, l’altro un clamoroso caso: il Corriere racconta infatti della contesa in tribunale del Ritratto di Adele  Bloch-Bauer dipinto da Gustav Klimt.

E da maggio è attivo il portale della Commission for Looted Art in Europe che riunisce in un solo archivio i dati di Regno Unito, Francia, Belgio, Germania, Ucraina e Usa.

ho letto due libri che trattavano di opere d’arte trafugate nel nazismo.

il prim0 libro è Il mercante dei quadri perduti di Sara Houghteling. una famiglia di mercanti di quadri a parigi, prima e dopo la seconda guerra mondiale. Daniel e Max Berenzon padre e figlio, lottano contro un passato che vogliono riconquistare e dimenticare, cercando di recuperare la loro collezione di quadri, tra cui un piccolo Manet intitolato Les Amandes, che hanno abbandonato quando loro, ebrei, sono dovuti fuggire dalla francia occupata. la loro storia, di invenzione, ricalca mole storie vere e ne abbraccia una, la storia della famiglia Reinach.

e sulla tragica vicenda dei Reinach-de Camondo c’è un altro libro Le Variazioni Reinach di Filippo Tuena oltre alla bellissima testimonianza della casa museo Nissim de Camondo, a Parigi, unica vestigia rimasta di una dinastia potentissima e che ha visto i suoi ultimi discendenti morire ad Auschwitz.

l’altro libro sulle razzie ci porta sull’altro fornte di guerra. Le madonne dell’Ermitage di Debra Dean.

 

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concordo in pieno.

Anita Silvey ha intervistato più di 100 personalità dell’arte, della politica, dello spettacolo e della cultura americani chiedendo:

What children’s book changed the way you see the world?

la risposta di ognuno? beh, io penso di sapere la mia. e la vostra?

in aggiunta metto il lungo video che la Library of Congress degli Stati Uniti ha dedicato a questo libro:

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Michiko è Michiko Kakutani, firma di punta del New York Times. anzi, critico di punta della NYT Review of Books.

oggi esce sul New York Times (leggibile anche on line) un articolo della Kakutani intitolato Sorvey of Books About Osama Bin Laden.

un vero e proprio pezzo di servizio, con lo scopo di dare un orientamento di massima fra il mare di letteratura osamistica, come spiega la stessa Kakutani:

Below is an annotated list of some of the more useful ones.
Some of these books are primarily concerned with giving the reader a bildungsroman-like account of Bin Laden’s transformation into a charismatic leader from a callow young man who “couldn’t lead eight ducks across the street,” as Prince Bandar, the former Saudi ambassador in Washington, once said. They underscore the unresolved Oedipal problems (not unlike those of George W. Bush) that he had with his powerful and wealthy father, while exploring the role that older mentors played in his growing radicalization.

si tratta di otto libri già recensiti sul NYT e di cui, oltre al link che rinvia alla recensione vera e propria, c’è un breve commento. i libro vanno da 2001 (HOLY WAR, INC.: Inside the Secret World of Osama bin Laden, by Peter L. Bergen) al 2011 (THE LONGEST WAR: The Enduring Conflict Between America and Al-Qaeda, by Peter L. Bergen).

e sempre oggi per la rubrica Books of the Times esce la recensione di un libro su Ann Dunham, la madre di Barack Hussein Obama, il Presidente degli Stati Uniti. Si intitola A Singular Woman, ed è scritto da Catherine Lutz:

In “A Singular Woman,” the author Janny Scott goes beyond what we know about Barack Obama’s mother – a “white woman from Kansas” – to portray a woman who took a more difficult path than her peers’.

buona lettura!

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Solo una Corte Ebraica potesse rendere giustizia agli Ebrei, ed era compito degli Ebrei porre a giudizio i propri nemici. Da qui la quasi universale ostilità degli Ebrei alla sola menzione di una corte di giustizia internazionale che avrebbe giudicato Eichmann, non per crimini “contro il Popolo Ebraico”, ma per crimini contro l’umanità commesse sui corpi del Popolo Ebraico

La banalità del Male

Yad Vashem, il museo di Israele sull’Olocausto, ha annunciato di aver trasferito su You Tube oltre 400 ore di immagini del processo al criminale nazista Adolf Eichmann che si tenne a Gerusalemme nel 1961/62. È possibile per tutti vedere i filmati delle udienze, con le dolorose testimonianze rese dai sopravvissuti dei lager, e vedere Eichmann, il “burocrate dello sterminio”. Il progetto rientra fra le varie iniziative pubbliche, accademiche, informative e di rievocazione promosse in Israele, in Germania e in altri Paesi.

La diffusione dei filmati del processo Eichmann su Youtube è parte di un più ampio progetto varato a gennaio dallo Yad Vashem e Google per facilitare, grazie alla rete, la preservazione e l’accesso del pubblico al più grande archivio di documenti sull’Olocausto. Il museo ha anche creato uno spazio apposito nel suo sito per il processo Eichmann che raccoglie informazioni, articoli, video, commenti e interviste per commemorare il 50mo anniversario di uno dei processi più importanti del XX secolo, iniziato a Gerusalemme l’11 aprile del 1961.

Adolf Eichmann fu rapito in argentina l’11 maggio 1960 da un commando del Mossad. Il criminale nazista viveva a Buenos Aires da una decina di anni, sotto il nome di Ricardo Klement (o Clement), ed era accusato di essere l’artefice e l’esecutore dei piani di sterminio di sei milioni di ebrei. Eichmann venne portato in segreto in Israele dove fu processato e condannato a morte il 15 dicembre 1961. Venne impiccato il 31 maggio 1962, dopo che le sue domande di grazia vennero respinte dal presidente dello stato di Israele Yitzhak Ben Zvi.

Per molti israeliani il processo Eichmann – le cui udienze furono trasmesse in diretta dalla radio – fu il primo contatto ravvicinato con la Shoah. Infatti fu il primo processo a un criminale nazista che si svolse in Israele e che diede via a un tormentato dibattito, che coinvolse anche i vertici politici e culturali del Paese, tra chi, come il politico David Ben Gurion, chiedeva l’attuazione della sentenza e i fautori della clemenza.

Questo processo è stato raccontato da Hanna Arendt che ne fece una serie di 5 reportage per il New Yorker dal titolo Eichman in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil, pubblicato in Italia con il titolo La banalità del male.

Analisi antropologica di cosa spinge l’uomo a fare il male, e che porta la Arendt a una conclusione:

tutti, in determinate circostanze avremmo agito come Eichman. tutti saremmo diventati dei burocrati del regime, ragionieri dell’olocausto.

il dibattito su questa conclusione della filosofa ebrea naturalizzata americana è tuttora in corso. ma voi leggete direttamente il libro.

io l’ho letto anni fa, avevo 16 anni e l’ho trovato in casa… e l’ho trovato inquietante, perché sì, bisogna ammetterlo, il male (ma fino a quali estremi?) potremmo farlo anche noi.


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di Amy Chua ne ho sentite a frotte negli ultimi mesi.

prima un articolo sul Wall Street Journal dal titolo: Perché le madri cinesi sono superiori. cliccatissimo, commentatissimo. l’ha resa una celebrità, odiata e criticata da tutta qull’america benpensante e liberal che ritiene inumani i suoi metodi educativi.

e ha reso il suo libro: Battle Hymn of the Tiger Mother” edito da Penguin a gennaio un best seller. e le ha fatto guadagnare copertine su copertine, articoli, citazioni, ospitate televisive ai dibattiti e altro ancora. è apparsa spesso persino nei quotidiani e settimanali italiani.

il suo libro viene pubblicato oggi in italia (Il ruggito della mamma tigre, Sperling & Kupfer, 18 euro). e Federico Rampini la intervista su la Repubblica. rivelando una sconcertante novità, o forse confortante.

infatti la traduzione cinese del libro ha visto accadere una curiosa legge del contrappasso a livello di marketing.

quello che in america era considerato un libro in cui un’eminente docente di yale di origine cinese racconta come gli americani dovrebbero educare i figli all’orientale, (ovvero con disciplina ferrea, costante motivazione a dare e esigere solo il meglio ecc ecc) nella patria di quell’educazione, la Cina, il marketing era di senso opposto:

una professoressa di yale vi insegna il metodo occidentale per educare i figli.

frastornati? ma, come spiega Amy Chua,

il rispetto dei figli per i genitori,  i rapporti di autorità, le regole severe, il divieto di andare alle feste degli amici: tutto questo in Cina lo si dà per scontato, è quasi banale. i lettori cinesi sono stati colpiti invece dal finale: la ribellione di mia figlia minore, e come io mi sono dovuta adattare.

mamme tigri crescono. o forse si evolvono. ma in america o in cina? e, soprattutto, in che direzioni?

William Blake, The Tiger

 

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questa mattina meravigliosa spigolatura nella rubrica Cartesio di Mario Baudino su La Stampa. si parla del libro Non incoraggiate il romanzo di Alfonso Berardinelli, appena uscito da Marsilio.

interessante il concetto di fondo: l’abuso del romanzo e il suo uso come arma impropria di fatturazione da parte degli editori, ovvero, la trasformanzione del romanzo in un “genere editoriale”.

qui riporto la meravigliosa stoccata:

Di passaggio Berardinelli ricorda a Alessandro Baricco che «anche le stroncature bisogna meritarsele». Spietato.

sempre in tema di stoccate letterarie all’autore, martedì mattina alla consueta rassegna stampa della scuola un mio esimio collega ha pronunciato questa meravigliosa frase:

E a proposito di uno dei grandissimi problemi dell’editoria, ovvero l’uscita ogni giorno di troppi libri, ebbene sì, sta arrivando una nuova tragedia. un quotidiano di oggi mi annuncia che veltroni sta producendo.

Sangalli, lei è un genio!

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