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Posts Tagged ‘libri’

sì, lo so, è un po’ che non ci si vede…

no, lo so, non ho scusanti…

ma oggi segnale una cosa raccapricciante. c’è un fenomeno che corrode la società e i valori e danneggia la società nel profondo. e che domani sarà sui giornali, presumo.

un fenomeno che disgraziatamente causa nell’utente una gratificazione immediata e perciò più superficiale, la facilità dell’io-lo-voglio-e-ce.l’ho-con-un-click. che è fatto su un supporto ineffabile e perciò corrodibile…

no, non sono impazzita ma praticamente riporto i titoli dei giornali riguardo a una dichiarazione di Jonathan Franzen, l’autore di Le Correzioni e del più recente Libertà, al festival di Hay a Cartagena, Colombia. Una polemica che sicuramente troveremo domani sulle pagine culturali dei quotidiani italiani, e che ho visto fresco fresco stamattina su Telegraph,

l’e-book danneggia la società. eccessivo? sì, secondo me.

certo, poi magari il fulcro del suo discorso è qualcosa di meno legato all’aggeggino con cui possiamo leggere gli e-book e dice che in realtà si tratta di qualcosa di più profondo. riguarda la fluidità della vita:

I think, for serious readers, a sense of permanence has always been part of the experience. Everything else in your life is fluid, but here is this text that doesn’t change.

Franzen parla anche del lato performativo della lettura. e del piacere di aprire un libro, sedersi, leggerlo. certo, il suo focus riguarda la durabilità dell’oggetto-libro: se anche i libri sono transitori, dove sono le certezze della vita? lui, da scrittore, guarda la digitalizzazione della vita in ciò che gli è più vicino.

io, da fanatica della carta, capisco ma obbietto – su una base estremamente razionale e down-to-earth, some direbbero gli inglesi: forse non sarà l’ebook la causa prima di un crollo dei valori della società, no? certo, spero che i libri a tre dimensioni non smettano di esistere ed essere creati. il libro è un tecnologia vincente, lo è da migliaia di anni…

il problema è la qualità: di ciò che è scritto, da una parte; del suo supporto dall’altra. ho a casa libri che hanno sessant’anni e che sembrano nuovi. altri libri li ho comprati anni fa e la carta, acida, si sta già suicidando.

ma il grande romanziere americano ha parlato, il lancio è obbligatorio, gli strilli pure.  diamo tempo al tempo, fra libro e e-book il vincitore lo conosceranno solo i posteri…

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maledetta influenza. uno ha tre gironi di ferie e si becca l’influenza.. quidi deve stare a casa di più. non è che io mi lamenti, ci mancherebbe. però direi che decisamente preferisco NON stare male.
anche perché se sto male leggo poco… mi viene mal di testa, male alle spalle, i libri pesano un quintale e sono scritti così in piccolo che, come direbbe la mia nonna, ti va insieme la vista.
però qualcosa ho letto (oltre ad avere dormito, fissato il soffitto, visto vecchi film con katherine hepburn e cary grant e coccolato il gatto bevendo tisane)

nell’ordine:

  • Philip Pullman, Un rubino di fumo. libro per ragazzi in cui si parla di bassifondi, malavita, viaggi, pirati, società segrete, fotografi, rivolta dei sepoy e traffico di oppio. ambientato a londra nel 1873.
  • Neil Gaiman, The Sandman, vol 3 e 4. Graphic novel, bella sia nelle brevi storie del vol 3 sia nella lunga e complessa Season of Mists del volume 5. in cui un lucifero abbandona l’inferno e il pluralia majestatis. insieme.
  • Su Tong, vite di donne. due brevi racconti ambientati in cina. imperniati sulle donne  e le relazioni familiari e fra di loro. terribile e affascinante da leggere.
  • Edith Wharton, The Buccaneers. fresco fresco questo regalo di mio fratello. un romanzo che amo molto, anche se trovo l’altro, quello più famoso, decisamente migliore… ma amo il personaggio di Nan, e credo che l’insoddisfazione per il fatto che l’autrice non abbia potuto finirlo e rifinirlo non mi abbandonerà mai.

pescate ciò che volete. non sono mica schizzinosa. d’altronde, quando si è malati è meglio indulgere nei piccoli piaceri che ci sono concessi. e la libera lettura è uno di questi

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kindle kindle on the wall

who’s the publisher of them all?

ieri amazon ha lanciato la sua parte “editoriale” in italia. oggi ne parlano quasi tutti, o quanto meno ci lancian due righe giusto per far vedere che sono sulla notizia.

e sembra un attimo di sentire Pierino e il lupo. cielo, il self publishing su e-book è sbarcato anche da noi. è la mostre dell’editore. scrivono tutti e tutti pensano di poter pubblicare!! e citano un lungo e interessante articolo uscito ieri nelle pagine culturali del Corriere. Il segreto dell’editoria è l’arte di dire di no. Autore Roberto Calasso, nel molteplice ruolo di: intellettuale, editore di qualità, editorialista culturale, storico dell’editoria, conoscitore della cultura europea degli ultimi…. oddio, non so neache quantificare gli anni!

ma c’è un legame fra l’uscita di Calasso e l’arrivo di amazon editore? per molti sì.  per me?

leggendo l’articolo ho avuto l’impressione che parlasse di un processo molto più radicato, anche in italia, che il self publishing (che esiste da quando esiste la scrittura, a mio parere).

comunque, scribacchini di tutto il mondo unitevi! (e già che ci siete, leggete con il vostro lettore: analogico o digitale non importa)

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adesso non si va a curiosare neanche più nelle librerie della gente. o sui comodini. (nei cassetti non si ficca mai il naso, per non parlare degli armadi) . è una sana e vecchia abitudine quella di entrare in una casa, o in un ufficio, e di guardarsi intorno alla ricerca di libri. si fanno interessanti scoperte. ed è impagabile le cose che puoi scoprire. libri che hai letto o vorresti leggere. i libri che non sei mai riuscito a finire, e in quel caso bisogna resistere alla curiosità di chiedergli se l’ha letto veramente, e fino alla fine. i classici della letteratura, del pensiero, e di chissà che altro che anche noi abbiamo a casa, da qualche parte. le collane da allegato-dei-quotidiani, che  fanno sempre l’effetto “vabbè, ce li ho tutti, è una bella collezione, che faccio? li metto in solaio o li metto in libreria. però poi sembro il direttore del quotidiano che ‘sti libri li vendeva che è chiamato a intervenire al tiggì delle otto…”.

adesso si chiede direttamente allo scrittore di poter vedere il suo desktop. quindi, anziché dirci quali sono i libri che uno scrittore ha nella sua libreria, e pregasi specificare quali ha acquistato di sua volontà, quali sono gentile omaggio di uffici stampa di case editrici. e lo fa il Guardian, ovviamente, nella serie writer’s desktops. il primo?

Tom McCarthy: My desktop

In the first of a new series where writers show us around their working

lives by revealing what’s on their computer desktops, Tom McCarthy explains how technology is woven into his creative life

ammazza… come la tecnologia è intrecciata alla sua vita creativa… e poi kafka, la columbia university, naoimi klein, georges battaille, sade, sonic youth…. profondo… così profondo…

ma nelle prime righe una folgorazione, anche ovvia, se vogliamo essere cattivi, e una meravigliosa frase sulla neve

I don’t have a desktop image. It’s best to write against nothing, rather than something. Just having white, pure white, is seductive. Anyone who’s ever pissed on snow will understand this.

la serie è iniziata settimana scorsa, la prossima puntata chissà.

e io ripenso ai miei dekstop: renoir invaso da collegamenti sul portatile ereditato da mio fratello; uno dei due gatti a scelta (entrambi in una foto sarebbe pura fantascienza o uno dei segni dell’apocalisse) sul netbook che uso per la scuola; e una orribile immagine fastidiosa blu e bianca con il logo del master nel portatile del master. ho files sparsi in ciascuno di questi desktop… alcuni li ho abbandonati lì
forse è meglio che ripigli in mano carta e penna e vada alla scrivania vera, mica quella virtuale. sempre però che trovi un angolo libero sotto il caos che io stessa ho creato lì sopra…

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questa settimana ero a un corso di formazione/aggiornamento sull’ ICC-CPI (International Criminal Court- Court Pénale Internationale) dell’Aja. era un corso per giornalisti e preaticanti. e, almeno per una parta, ci ha raccontato della Corte e del suo funzionamento Silvana Arbia, cancelliere alla corte.

la sua esperienza nel diritto internazionale risale a prima della creazione della corte. infatti ha lavorato nel trobunale speciale per il genocidio in Rwanda del 1994, (International Criminal Tribunal for Rwanda). e questa esperienza  l’ha raccontata in un libro:

Mentre il mondo stava a guardare.

Vittime, carnefici e crimini internazionali: le battaglie di una donna magistrato nel nome della giustizia

(altro…)

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non c’è cosa più amata, ti dicono alcuni, della montagna. madre e matrigna. bella, eterna, immutevole e implacabile nei suoi repentini cambiamenti.

io sono una profana, lo ammetto, ma ricordo ancora un temporale durante una passeggiata d’estate, sulle alpi, in un rifugio. i tuoni e i lampi così vicini. mia madre che diceva a me e mio fratello di muoverci, di raggiungere l’altro, di rifugio, prima che il peggio arrivasse. me la ricordo come una giornata tutto sommato divertente. perché alla fine ci avevo guadagnato una fetta di torta al rifugio.

a mezzogiorno ho ripreso un articolo che avevo scritto martedì. Sulle Grandes Jorasses e i due alpinisti che hanno ritrovato un’ora fa. trovati morti nella neve.

e ho ritenuto opportuno inserire quello che ieri, per tempo e per spazio, non ho potuto mettere: Walter Bonatti

Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi

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ho resistito a mille tentazioni. all’edizione inglese, che come minimo pesa due tonnellate, che mi fissava dagli scaffali della feltrinelli a un prezzo esorbitante (penso fosse un tot al chilo, come il maiale dal macellaio); non ho neanche costretto mio fratello, che ora si trova in quei di Washington, a portarmelo a casa dovendfo pagare una sovrattassa per il peso dei bagagli all’aeroporto 8l’ho già detto che pesa 200 kg, ma la copertina è bellissima?) ho resistito anche a quella in spagnolo, che non parlo e non leggo…

sono stata perfino tentata di acquistare i tre volumi-edicotrevolumi- in giapponese. chissà, magari guardando le figure ci avrei capito qualcosa!!! Hiragana, katakana, kanji: magari a guardarli intensamente avrei capito il giapponese. alla fi fine il primo volume in giappone è uscito nel 2009… in tre anni sarei riuscita dare un senso a titolo, autore e casa editrice, no?

No. ok, mi rispondo da sola, mamma. ma il giapponese potrebbe essere sempre utile… no, ok, quello è il cinese.

e allora ecco ieri che vado in libreria, prendo la mia copia, pago (grazie al cielo era scontata, perché ormai i libri sono oggetti di lusso) e esco. totale 1 minuto. l’ho cronometrato.

guardo la (brutta) copertina italiana (quella ‘mmericana è moolto meglio: basta con queste copertine tutte uguali se si tratta di LUI). leggo la quarta, poi le alette, poi il treno si ferma e arrivo a casa: ora mi aspettano centinaia di pagine, e poi attesa spasmodica per l’ultimo volume /why Einaudi, Why!!!!

ah, è vero. non ho ancora detto che libro era.

io Murakami haruki l’ho atteso: 1Q84 (cos’è? chiede mamma ieri. Il titolo? che significa? richiede mamma: leggilo e vedrai, ma lei non è dentro i giapponesi….). il resto è la storia di domani.

dal sito della Alfred A. Knopf Books, editore americano di Murakami. per la bellezza della copertina, e per i gatti!!

Update: sneak peak alle prime 4 pagine del capitolo uno. Qui.

ehy, ma l’einaudi si è proprio lanciata: booktrailer su youtube, twitter a gogo e anche sito dell’editore che impazzisce… temo che la nuova influenza asiatica di quest’anno sia la murakamite!

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