Feeds:
Articoli
Commenti

il gioco di parole è intraducibile in italiano, fra selfconcius/consapevole di sè stesso e shelf/ ripiano della libreria.

sarebbe: consapevoli di cosa i nostri ripiani della libreria dicono di noi.

L’articolo è comunque delizioso. dritto dritto dal Paris Review Daily blog.

Shelf-Conscious by Francesca Mari

Buon compleanno, Charles

L’età è degna di rispetto: 200 anni. E c’è chi ancora rimpiange che alla sua morte, nel 1870, abbia lasciato incompiuto il suo ultimo romanzo Il Mistero di Edwin Rood. Charles Dickens aveva 58 anni e il destino di Edwin Rood resterà un mistero. Ma secondo me il buon Charlie ride sotto i favoriti all’ideadi avere creato un cliffanger di tale portata, lui, che era uno dei maestri dei finali di capitolo a sorpresa;  “volete sapere come continua no le avventure di Pip o Dorrit o Oliver, Lady Dedlock o Chuzzlewit? allora comprate il prossimo numero della rivista che mi pubblica! (e fatemi guadagnare, a latere)”.

Grandi festeggiamenti comunque in Gran Bretagna, dove hanno iniziato con mesi in anticipo.

Il beneamato Guardian ha creato una sezione apposita, chiamata Charles Dickes. Fateci un giro, e guardate quanti articoli Dickens-related ci si sono.

le chicche di oggi? eccone alcune

The Charles Dickens 200th birthday quiz answers

Charles Dickens’ London spots – in pictures

A brief tour of the writer’s haunts and the places he depicted in his novels

A letter to Charles Dickens on his 200th birthday

Claire Tomalin, who wrote a biography of the novelist, wonders what he would make of the 21st century

Queste più o meno le parole che il gigante Barnes & Noble avrebbe potuto dire ad Amazon, se si antropomorfizzassero. modello Godzilla Vs robottone/toporadiottivo/varie-ed-eventuali di meravigliose serie di film giapponesi. o anche Corvo rosso non avrai il mio scalpo.

ok, basta nubifragi cinematografici e veniamo al sodo. Dopo le esternazioni di Franzen (en passant, oggi se ne parla su repubblica), arrivano nuove dal mondo americano dell’editoria. e si parla proprio di e-book. Barnes & Noble si rifuta di vendere i libri che Amazon pubblica con il suo “braccio armato editoriale” Amazon Publishing.

B&N ha totalmente bandito dai suoi scaffali anche i libri di altri editori che hanno stratto un accordo con Amazon per pubblicare e distribuire i libri che escono con loro.

è in atto una guerra? non saprei. certo l’aggressività di Amazon, un suo marchio di fabbrica, si riversa anche nel settore publishing.

e coem fanno notare in molti, il bando crea più problemi a Amazon piuttosto che a B&N. come riporta il NY Times nel suo articolo

“I can’t see that most authors who want a print publication would welcome the idea of not being carried in Barnes & Noble and depend on Amazon for their sales,” said Elyse Cheney, a literary agent. “If you’re doing a print book, you kind of have to be in Barnes & Noble.”

“non vedo come molti autori che vogliono vedere il proprio libro stampato accolgano l’idea di dipendere da amazon e non da barnes & noble per le vendite” dice Elyse Cheney, agente letterario, “se pubblichi un libro vuoi vederlo negli scaffali di Barnes & Noble.”

sì, lo so, è un po’ che non ci si vede…

no, lo so, non ho scusanti…

ma oggi segnale una cosa raccapricciante. c’è un fenomeno che corrode la società e i valori e danneggia la società nel profondo. e che domani sarà sui giornali, presumo.

un fenomeno che disgraziatamente causa nell’utente una gratificazione immediata e perciò più superficiale, la facilità dell’io-lo-voglio-e-ce.l’ho-con-un-click. che è fatto su un supporto ineffabile e perciò corrodibile…

no, non sono impazzita ma praticamente riporto i titoli dei giornali riguardo a una dichiarazione di Jonathan Franzen, l’autore di Le Correzioni e del più recente Libertà, al festival di Hay a Cartagena, Colombia. Una polemica che sicuramente troveremo domani sulle pagine culturali dei quotidiani italiani, e che ho visto fresco fresco stamattina su Telegraph,

l’e-book danneggia la società. eccessivo? sì, secondo me.

certo, poi magari il fulcro del suo discorso è qualcosa di meno legato all’aggeggino con cui possiamo leggere gli e-book e dice che in realtà si tratta di qualcosa di più profondo. riguarda la fluidità della vita:

I think, for serious readers, a sense of permanence has always been part of the experience. Everything else in your life is fluid, but here is this text that doesn’t change.

Franzen parla anche del lato performativo della lettura. e del piacere di aprire un libro, sedersi, leggerlo. certo, il suo focus riguarda la durabilità dell’oggetto-libro: se anche i libri sono transitori, dove sono le certezze della vita? lui, da scrittore, guarda la digitalizzazione della vita in ciò che gli è più vicino.

io, da fanatica della carta, capisco ma obbietto – su una base estremamente razionale e down-to-earth, some direbbero gli inglesi: forse non sarà l’ebook la causa prima di un crollo dei valori della società, no? certo, spero che i libri a tre dimensioni non smettano di esistere ed essere creati. il libro è un tecnologia vincente, lo è da migliaia di anni…

il problema è la qualità: di ciò che è scritto, da una parte; del suo supporto dall’altra. ho a casa libri che hanno sessant’anni e che sembrano nuovi. altri libri li ho comprati anni fa e la carta, acida, si sta già suicidando.

ma il grande romanziere americano ha parlato, il lancio è obbligatorio, gli strilli pure.  diamo tempo al tempo, fra libro e e-book il vincitore lo conosceranno solo i posteri…

nessuno era sicuro se si doveva ridere o sentirsi male

George Whitman ricordando quando William Burroughs aveva letto dei passaggi del suo romanzo Il pasto nudo nella sua libreria Shakespeare and Company, nel 1958 (quando il romanzo non poteva essere pubblicato in america o gran bretagna, tra l’altro)

George Whitman ha gestito quello che lui definisce “una utopia socialista mascherata da una libreria” per 50 anni. Il suo negozio è stato a lungo un centro letterario, attirando artisti del calibro di Henry Miller, Richard Wright, e William Burroughs. Ancora più importante, George ha invitato le persone a vivere nel suo negozio dai suoi fin dai primi giorni. Ora ci sono 13 posti letto tra i libri, e lui dice che più di 40.000 persone hanno dormito in un momento o l’altro. Tutto quello che chiede è che si fa il letto la mattina, dare una mano in negozio, e leggere un libro al giorno.

maledetta influenza. uno ha tre gironi di ferie e si becca l’influenza.. quidi deve stare a casa di più. non è che io mi lamenti, ci mancherebbe. però direi che decisamente preferisco NON stare male.
anche perché se sto male leggo poco… mi viene mal di testa, male alle spalle, i libri pesano un quintale e sono scritti così in piccolo che, come direbbe la mia nonna, ti va insieme la vista.
però qualcosa ho letto (oltre ad avere dormito, fissato il soffitto, visto vecchi film con katherine hepburn e cary grant e coccolato il gatto bevendo tisane)

nell’ordine:

  • Philip Pullman, Un rubino di fumo. libro per ragazzi in cui si parla di bassifondi, malavita, viaggi, pirati, società segrete, fotografi, rivolta dei sepoy e traffico di oppio. ambientato a londra nel 1873.
  • Neil Gaiman, The Sandman, vol 3 e 4. Graphic novel, bella sia nelle brevi storie del vol 3 sia nella lunga e complessa Season of Mists del volume 5. in cui un lucifero abbandona l’inferno e il pluralia majestatis. insieme.
  • Su Tong, vite di donne. due brevi racconti ambientati in cina. imperniati sulle donne  e le relazioni familiari e fra di loro. terribile e affascinante da leggere.
  • Edith Wharton, The Buccaneers. fresco fresco questo regalo di mio fratello. un romanzo che amo molto, anche se trovo l’altro, quello più famoso, decisamente migliore… ma amo il personaggio di Nan, e credo che l’insoddisfazione per il fatto che l’autrice non abbia potuto finirlo e rifinirlo non mi abbandonerà mai.

pescate ciò che volete. non sono mica schizzinosa. d’altronde, quando si è malati è meglio indulgere nei piccoli piaceri che ci sono concessi. e la libera lettura è uno di questi