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Archive for gennaio 2011

i temi sociali entrano nelle pagine culturali? la riposta è sì, a volte, se escono libri giusti al momento giusto.

e su repubblica esce una recensione-intervista a Luca Cefisi, autore del saggio Bambini ladri. Tutta la verità sui piccoli rom, tra degrado e indifferenza (newton compton), un saggio sui piccoli che vivono nei campi rom, “una vergogna, un limbo” secondo Cefisi, consulente istituzionale per l’immigrazione e da sempre studioso del popolo rom.

un saggio che è anche un’inchiesta sul campo, tra luoghi comuni da smentire e verità da vedere, con occhi nuovi però, senza ideologismi veri o presunti.

perché, come ricorda Cefisi, “Nella memoria storica italiana, i bambini ladri ci sono eccome: basta leggere quello che scriveva Pasolini sulle borgate romane degli anni ’50. Eppure, nessuno in quegli anni predicava che i borgatari romani fossero criminali per natura, se mai ci si poneva il problema di toglierli dalle baracche per risolvere una situazione di disagio collettivo”.

 

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buon compleanno marsilio

ne hanno parlato quasi tutti, questa settimana.

e oggi è il giorno dei festeggiamenti.

buon compleanno Marsilio. 50 anni quasi totalmente indipendente. con la caratteristica di scoprire autori italiani e non, spesso poi passati a più laute case, e perseguire un’ideale di casa editrice forse senza un’identità precisa come vorrebbero molti critici (ma quale casa, oggi, può permettersi una identità precisa?), ma di mantenere un punto costante:

l’editore lo si fa per passione

certo, poi riuscire a vendere milioni di copie non fa mai male, ringraziando Larsson.

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o’connor

Se i professori hanno oggi come principio

quello di affrontare un’opera

come se si trattasse di un problema di ricerca

per il quale ogni risposta è buona

a condizione che non sia evidente,

temo che gli studenti non scopriranno mai

il il piacere di leggere un romanzo.

Flannery O’Connor

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ovvero i rimandi fra i giornali, che per una volta non sembrano del tutto operazioni di marketing.

settimana scorsa è uscito un bell’articolo su La stampa che parlava del nuovo libro di Adrian Johons.

si parla della pirateria intellettuale e del diritto d’autore da guttenberg in poi.    il solito intellettuale che spara a zero su chi gli ruba le idee e che cova un odio profondo verso il demone dell’informatica che ha reso possibile internet e altre scempiaggini? andiamoci piano. lui è uno studioso serio e ti dice (copia incolla dall’occhiello)

non sempre violare il diritto d’autore è un male

siete curiosi di saperne di più?

oggi la repubblica vi accontenta e pubblica nella sezione cultura  il discorso che Johns terrà venerdì a venezia, all’interno di un seminario della scuola per librai umberto ed elisabetta mauri.

gustatevelo e pensate. sopratutto pensate…

e chi non è un pirata, scagli la prima pietra.

Aggiornamento: oggi, 26 gennaio, la repubblica su R2 pubblica un focus sulla pirateria in italia. siamo un popolo di hacker.

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i libri di cucina sono in vetta alle classifiche, nel bene e nel male.

sta ai sociologi e agli analisti capire il perché di questi exploit, e a proposito vi consiglio un articolo apparso su Repubblica a inizio settimana.

ma oggi ho trovato la recensione di un libro di cucina sul Giornale.

ma che libro di cucina, e che cuoco e, soprattutto scrittore.

io mi sono imbattuta in Antony Bourdain in televisione. no reservations in italia era tradotto come Viaggio di un cuoco. e in effetti era la parte dei viaggi quella che mi ha attirato di più. almeno all’inizio.(ne ha poi tratto dei libri, se vi interessa)

poi, nel vedere il programma, mi sono convertita: parare di cibo, di cucina, con giudizi a seconda dei casi accurati, generosi bonariamente critici o spietati. dati da un uomo curioso di tutto. che vive il cibo come vita. e che non ha peli sulla lingua.

certo, se devi andare a New York non leggere Kitchen Confidential. potrebbe farti venire voglia di vivere a schiscette per tutti i giorni del tuo soggiorno, sempre che tu riesca a trovare un negozio di alimentari come lo intendi tu.

certo lui non idealizza il lavoro del cuoco, anzi. l’inferno si è reinventato nelle cucine, a volte. gli chef protagonisti per lui non esistono, esistono i buoni e i cattivi chef, e questi ultimi tendono  ad essere anche i più disonesti (lo so, nulla di nuovo sul fronte occidentale. ma repetita iuvant)

adesso esce sempre per feltrinelli il suo nuovo libro Al sangue. e diciamo la verità, se le premesse sono quelle giuste, e il titolo in inglese, Medium Raw: A Bloody Valentine to the World of Food and the People Who Cook, sembra decisamente promettere bene. e anche la recensione è positiva.

ma io ricordo un’altra recensione, sul new york times book review di luglio, in cui si diceva una cosa interessante. il libro è come la carne del titolo, a media cottura.

ma è sempre una ventata d’aria fresca nel mondo del Food writing, non vi pare? perché di ricettari come si vedono in classifica non ne posso più…

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ruskin

I libri si dividono in due categorie:

i libri per adesso e i libri per sempre

John Ruskin

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ieri su la stampa c’era una brevissima intervista a guadagnino, regista del film io sono l’amore, la sorpresa italiana candidata ai golden globe come migliore film straniero.

parlava dell’atmosfera, dell’attesa, delle speranze che, inevitabilmente,  bruciano se deluse. e parlava delle feste e delle persone che si incontrano nei party della red carpet season.

volete un’anticipazione di quello che accadrà agli oscar? no, non ho la sfera di cristallo, ma vi posso parlare dell’atmosfera anch’io.

prendete Zadie Smith, Changing My Mind: Occasional Essays (edito in italia da minumum fax, col titolo Cambiare idea).

uno dei suoi saggi occasionali era un breve reportage che la smith aveva realizzato nel 2006 per the sunday telegraph london.

Ten Notes on Oscar Weekend, dieci brevi punti che muovono fra giovani piacenti in piscina, tassisti, camerieri, tuttofare con una o più sceneggiature in tasca, feste da oscar con attori e attrici che si rivelano più o meno normali delle statue greche che stavano in albergo. il tutto senza mai dire il nome di un attore, di un film o di un regista.

per questo è una lettura che vale in ogni anno…

senza dimenticare che la smith, da saggista, è più brava che da narratrice. e io che lo credevo impossibile.

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